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LETTURE/ Il carteggio Zweig-Roth svela i "naufraghi" del mondo perduto

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Joseph Roth, 1894-1939 (immagine d'archivio)  Joseph Roth, 1894-1939 (immagine d'archivio)

Con la pubblicazione, per ora solo in tedesco, del carteggio tra Joseph Roth e  Stefan Zweig si torna a parlare della Mitteleuropa. Gran parte dell’opera di Roth è la descrizione della fine dell’impero e anche il carteggio rivela le capacità intuitive dello scrittore sugli avvenimenti successivi.

Nato nel 1894 da famiglia ebrea vicino a Brody, nella parte orientale della Polonia, allora periferia dell’impero, Roth conobbe presto il dolore per la pazzia del padre, considerata nel suo ambiente un castigo di Dio e per la vita ritirata della madre, tesa all’educazione protettiva del figlio. Frequenta il liceo di Brody, si iscrive alle università di Leopoli e Vienna e studia letteratura tedesca. Scoppia la prima guerra mondiale e Roth si arruola volontario. Muore l’imperatore Francesco Giuseppe e ciò diventa per lo scrittore metafora del tramonto dell’impero e della perdita della patria. Trasferitosi da Vienna a Berlino, scrive sul  prestigioso giornale Frankfurter Zeitung articoli culturali e famosi reportage da vari paesi d’Europa.

Aveva sposato nel 1922 a Vienna una donna bella e intelligente, ma ancora una volta la follia visita la sua famiglia: la moglie dà segni di squilibrio e dopo vari tentativi di cura, nel 1940 morrà vittima del programma di eutanasia dei nazisti. Roth comincia a bere, conosce donne con cui ha relazioni di diversa durata, anche a causa della sua esagerata gelosia. Nel 1933, il giorno in cui Hitler diviene cancelliere del Reich, Roth lascia la Germania. Manifestando una singolare capacità di prevedere ciò che sarebbe accaduto, scrive a Zweig “Tutto porta a una nuova guerra. Si è riusciti a far governare la barbarie. Non si illuda. L’Inferno comanda”. Trascorre l’esilio in diversi luoghi, prevalentemente in Francia, dove negli ultimi tempi della sua vita, a causa delle condizioni economiche e dell’ubriachezza,  trova dimora all’ospizio dei poveri e dove muore nel 1939; viene sepolto, sebbene non ci sia certezza circa una sua avvenuta conversione, con il rito cattolico, mentre legittimisti austriaci, comunisti ed ebrei ne rivendicavano l’eredità spirituale.



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