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TONY BLAIR/ "Religione in ambito pubblico, secolarismo o laicità?": il testo del discorso

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Tony Blair, foto Ansa  Tony Blair, foto Ansa

Perché, dal momento che la globalizzazione unisce e omologa il mondo on-line, grazie a internet o con le migrazioni, la necessità di trovare il modo di far coesistere pacificamente persone di fedi diverse diventa sempre più urgente. La giusta e benvenuta spinta democratica che sta attraversando il mondo aumenta l’urgenza. Abbiamo bisogno di una democrazia amica della religione e di una religione amica della democrazia. Dobbiamo analizzare e discutere le regole secondo cui le persone di fede devono partecipare al dibattito democratico. Io propongo una terza via. Quelli di noi ispirati dalla fede devono avere il diritto di pronunciarsi su questioni che ci riguardano, nel nome delle opinioni che derivano del credo religioso. Allo stesso tempo, però, la nostra voce non può predominare sul sistema democratico che funziona equamente per tutti, indipendentemente dalla fede o dal fatto che siamo o meno credenti.

A sua volta, questo dovrebbe portare a un dibattito fondamentale sulla natura della democrazia, un dibattito particolarmente critico poiché stiamo assistendo alla rivoluzione nei Paesi Arabi e del Nord Africa. Personalmente non credo che esista il concetto di democrazia cristiana o islamica. Posso riflettere sulle democrazie in alcuni Paesi a maggioranza islamica, come la Turchia, o a maggioranza cristiana, come l’Italia. Anche se le persone di fede cercano, o dovrebbero cercare, di armonizzare la loro visione politica, le loro convinzioni religiose e la loro tradizione, per me è difficile definire una democrazia in riferimento a una fede. L’essenza della democrazia sta nel suo essere pluralistica, nel trattare le persone di religioni diverse nello stesso modo e nel derivare le sue regole dalla volontà del popolo. È intrinsecamente laica, anche se radicata in culture profondamente religiose. È qui che una religione amica della democrazia ha veramente significato nel modo in cui la società è governata. Da questo punto nascono un insieme di caratteristiche della democrazia su cui dobbiamo insistere. La democrazia non è solo un sistema per votare a favore o contro il governo. Non è solo libertà di voto. È libertà dei mezzi di comunicazione, libertà di espressione, libertà di religione. È anche, dal mio punto di vista, l’indipendenza della magistratura, lo stato di diritto e persino la libertà del mercato, anche se con un intervento appropriato del governo e dei regolamenti.

In altre parole, è tanto una predisposizione mentale quanto un sistema tecnico per prendere decisioni. Questo atteggiamento ha una mentalità aperta: sul mondo, sugli altri, sulla diversità, sulla differenza. L'alternativa è una mentalità chiusa, che vede la globalizzazione solo come una minaccia, la differenza come un pericolo e la diversità come una debolezza. La mente chiusa si serve della democrazia, ma non crede in essa. Il rispetto dei diritti delle minoranze e un sano pluralismo religioso sono aspetti fondamentali della democrazia e sono elementi chiave di una mentalità aperta. La democrazia ha una lista di responsabilità governative: offre la possibilità elettorale di sbarazzarsi di un governo perché la maggioranza degli elettori è contraria alle sue politiche e garantisce il rispetto dei diritti dei cittadini. Uno stato ha bisogno di adempiere a queste responsabilità se vuole sostenere di essere democratico.

A me sembra che il pluralismo politico e quello religioso procedano di pari passo. Nel caso della mia Chiesa la lotta si è svolta quando ero molto giovane, appena prima e durante il Concilio Vaticano II. Idee filosofiche obsolete sono state abbandonate ed è stato adottato il linguaggio dei diritti dell'uomo. Quindi c'è un precedente per i numerosi leader musulmani profondamente preoccupati per l'impoverimento intellettuale della loro fede e desiderosi, nel contesto della primavera araba, di rendere di nuovo la giustizia il vero scopo di un governo. Le sfide sono quindi molto chiare. La religione conta. La fede motiva e spinge. Quindi, se la democrazia può funzionare efficacemente, anche la religione deve avere una mentalità aperta, non chiusa. Altrimenti comincia a strappare la democrazia dai suoi ormeggi e mette le basi per un conflitto fra le persone di fede diversa e fra religiosi e laici. Le menti che strumentalizzano la religione per giustificare la violenza e il pregiudizio sono menti chiuse. Queste considerano le persone che non hanno il loro stesso credo infedeli, emarginati, persino coloro che hanno la stessa fede ma sono diversi. Contro questi atteggiamenti di chiusura mentale si deve opporre un’idea di fede aperta agli altri: io ho la mia fede e la mantengo ma sono pronto ad accettare che tu abbia la tua e che tu abbia il mio stesso diritto di praticarla e di credere in essa. 



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