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TONY BLAIR/ "Religione in ambito pubblico, secolarismo o laicità?": il testo del discorso

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Tony Blair, foto Ansa  Tony Blair, foto Ansa

Questo è il solo modo in cui il mondo può funzionare e in cui la democrazia può mettere radici. Senza questo atteggiamento mentale, la religione diventa fonte di conflitti. Dal momento che la globalizzazione avvicina il mondo e lo rende più piccolo, le persone di fede diversa vivono per forza fianco a fianco. La pace del mondo dipende dal mondo in cui convivono: se si spintonano a vicenda fra attriti e tensioni o se vanno d’accordo, imparando gli uni dagli altri. Traiamo ora le conclusioni. Questo atteggiamento mentale non può essere inculcato solamente dai politici. Deve essere sostenuto dalle persone di fede. Se si chiede ai credenti di essere aperti agli altri ma questa richiesta non è legata ai principi della fede si corre un rischio molto semplice: essi penseranno di essere chiamati a dover scegliere tra la fede e la politica. Hanno bisogno di sapere che un atteggiamento aperto verso gli altri è una “cosa buona" non solo per la politica ma che è pienamente coerente anche con la loro fede, che fede e ragione sono allineate.

Ecco perché questo compito non può essere lasciato solo alla politica. Deve essere intrapreso, almeno in parte, anche dalle persone di fede che devono fornire: a) una piattaforma di comprensione interreligiosa e di rispetto; b) la giustificazione teologica e citata nelle Sacre Scritture di una mentalità aperta. È qui che la progettazione e il radicamento delle misure di protezione costituzionali non sono sufficienti. Anche con tutta la buona volontà, queste resteranno solo aspirazioni sulla carta se i leader religiosi e politici non educheranno il loro elettorato ai diritti delle minoranze religiose. I leader devono riflettere sul concetto di "dignità di tutti i membri della famiglia umana" già citata dalle Nazioni Unite nel 1948 e che sta alla base dell’odierna cultura dei diritti umani. È necessario un impegno per la dignità umana attraverso azioni concrete: la formazione di agenti di pubblica sicurezza che sostengano questi valori, l'insegnamento del rispetto e della comprensione per le persone di fede diversa già partire dalla scuola elementare, l'alfabetizzazione religiosa dei leader nazionali. Ciò rappresenta senza dubbio una grande sfida per i leader religiosi: devono trarre dalle loro tradizioni e dai loro testi sacri i valori e la visione necessari a creare una cultura della democrazia.

La ricerca delle verità che sta al centro delle religioni monoteiste e che le spinge inevitabilmente verso posizioni intransigenti e non negoziabili è una problematica reale. La questione chiave sta nell’interpretazione di questa ricerca; il continuo desiderio umano di affermare che Dio è dalla nostra parte, che noi abbiamo formato il Partito di Dio, che la nostra fragilità, crudeltà e disumanità saranno punite da Dio. L’arroganza dietro cui si cela il vero significato della blasfemia. Questo è il motivo per cui ho iniziato la mia Fondazione. Senza la comprensione interreligiosa, l'atteggiamento chiuso ed esclusivista può occupare gratuitamente lo spazio religioso nella politica. Ma è anche il motivo per cui io e altri politici come me hanno bisogno di aiuto. Tutto ciò che ha che fare con la fede e con il suo effetto sul mondo geo-politico deve essere portato a un livello d’indagine e dibattito più alto e acuto. Deve essere palese, chiaro e di dominio pubblico.

Deve essere presente nelle nostre università e nelle nostre scuole, dove l'educazione al rispetto degli altri è cruciale, e nell'arena dello scambio politico. Arena in cui dobbiamo trattare la religione come tale e non come un sottoinsieme della politica. Infine, se tutto ciò accadesse, dal mio punto di vista ci sarebbero conseguenze positive anche per la fede stessa. Ciò permetterebbe a tutti noi credenti, sia nel mio caso di fede cristiana che nel caso di altre fedi, di discutere e proclamare quello che la fede significa per noi, perché fede e ragione procedono di pari passo e in che modo la fede arricchisce e guida la nostra vita, nonostante i nostri peccati. Questo mostrerebbe il potenziale della fede a molte persone che stanno ancora cercando un significato spirituale ma che considerano la fede come un qualcosa di irrazionale, superstizioso e pieno di pregiudizio. Ciò consentirebbe di credere in Dio in modo vero e razionale e segnerebbe il percorso del 21° secolo. La fede appartiene al mondo e il mondo ne ha bisogno.



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