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DIBATTITO/ Lewis, Tolkien, Williams, gli amici che fecero grande l’università di Oxford

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Scorcio dell'Università di Oxford, UK (Imagoeconomica)  Scorcio dell'Università di Oxford, UK (Imagoeconomica)

Tolkien, cattolico, si era formato alla scuola di Newman per aver frequentato, prima di entrare a Oxford, la Oratory Public School fondata dal Beato inglese presso l’Oratorio di Birmingham; mentre Lewis, convertitosi dall’ateismo all’anglicanesimo anche grazie all’amicizia con Tolkien (ma senza compiere il passaggio al cattolicesimo), venne molto influenzato dalla visione di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), anch’egli erede spirituale di Newman e diventato cattolico nel 1922. Quanto a Charles Williams, il redattore della Oxford University Press trasferitosi da Londra a Oxford assieme a tutto il personale dell’Editrice allo scoppio della seconda guerra mondiale, la sua visione antroposofica dell’uomo (maturata all’interno di un anglicanesimo di appartenenza) non gli impedì di diventare, grazie alla enorme stima che Lewis aveva nei suoi confronti, il terzo pilastro degli Inklings.

Si trattò di un’esperienza spontanea, nell’ambito della quale il cattolicissimo Tolkien poté elaborare un’opera come Il Signore degli Anelli (leggendone i capitoli alle riunioni del giovedì sera che si tenevano nelle stanze di Lewis al Magdalen College), pur non condividendo l’impostazione di fondo di Williams e nemmeno certe posizioni di Lewis. È molto verosimile che almeno Tolkien abbia pronunciato agli Inklings il nome di John Henry Newman (che con il suo Loss and Gain del 1848 fu l’iniziatore della letteratura cattolica in lingua inglese, una tradizione della quale Tolkien voleva essere consapevole continuatore), soprattutto se si pensa all’idea tolkeniana dell’assunzione del mito come storia in letteratura: una visione che può essere ricondotta, almeno in parte, a quella newmaniana della ragione non dimostrativa e della narrazione poetica come trasmissione di verità non astratte.

Ma nel libro di Carpenter non c’è soltanto la ricostruzione storica di un’esperienza fondamentale per la letteratura inglese ed europea, in quanto, a fare da cornice alle riunioni al Magdalen College (è bene comunque ricordare anche quelle ai pubs “Eagle and Child” e “Lamb and Flag”), era l’attività di ricerca e di didattica accademica di Lewis e di Tolkien e di diversi loro amici che facevano parte o gravitavano attorno agli Inklings: tutor di inglese al Magdalen (e dal 1954 professore di inglese medievale e rinascimentale a Cambridge) il primo, professore di Inglese antico e di lingua e letteratura inglese a Oxford il secondo. Si trattava di un ambiente molto vivace e dai toni prevalentemente informali, all’interno del quale ci si confrontava su differenze di impostazione anche rilevanti (ad esempio sull’importanza della letteratura medievale rispetto a quella moderna e contemporanea o sul valore del culto cattolico) in un dialogo che veniva reso possibile dalla comune tensione alla ricerca della verità.

Il volume di Carpenter costituisce quindi anche un contributo storico di eccezionale interesse su un aspetto reale di vita universitaria, e quel ventennio oxoniense non può non apparirci oggi come un richiamo, quasi un appello, a ciò che l’università dovrebbe diventare per rispondere alla sua autentica vocazione.



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