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LETTURE/ Quella strana idea su Cristo del comunista Slavoj Žižek

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Slavoj Žižek (immagine d'archivio)  Slavoj Žižek (immagine d'archivio)

Ciò che mi ha colpito, in particolare, in questo saggio è tutto il ragionamento su ciò che ai tempi de Il Sabatoavevamo chiamato “Gli anni di Pelagio”. Quella tendenza a ridurre il pensiero contemporaneo al campo etico-giuridico…

Sentite questa citazione (pagina 179 di “Vivere alla fine dei tempi”): “Il pensiero (post) politico contemporaneo è prigioniero dello spazio determinato da due poli: etica e giurisprudenza. Da un lato, la politica - sia nella sua versione liberal tollerante che in quella "fondamentalista" - è concepita come la realizzazione di posizioni etiche (su diritti umani, aborto, libertà ...) che le preesistono; dall'altro e in modo complementare essa è formulata nella lingua della giurisprudenza (come trovare l’equilibrio appropriato tra i diritti degli individui e quelli delle comunità ecc.). È qui che il riferimento alla religione può trovare un ruolo positivo nel resuscitare la dimensione propria del politico, nel ri-politicizzare la politica: può dare la possibilità agli attori politici di uscire dall'attuale groviglio etico-legale. Il vecchio sintagma, il “teologico-politico” acquista qui nuova rilevanza; il punto non è solo che ogni politica è fondata in una visione “teologica” della realtà, ma anche che ogni teologia è intrinsecamente politica, è l’ideologia di un nuovo spazio collettivo (come le comunità di credenti nel cristianesimo delle origini, o l’umma nell’Islam delle origini). Parafrasando Kierkegaard, potremmo dire che ciò di cui oggi abbiamo bisogno è una sospensione teologico-politica dell’etico-legale”. Molto interessante. 

Un altro spunto inaspettato che ci viene da questo filosofo, star negli Usa, è il libro scritto a quattro mani col teologo cristiano Milbank, professore a Nottingham e ospite dell’ultimo Meeting di Rimini. Sapete su che cosa è questo volume, edito in Italia dalle edizioni Transeuropa? Sulla figura di Gesù. Titolo: “La mostruosità di Cristo”. E’ il dialogo tra due pensatori che si definiscono “radicali”, uno laico radicale “hegeliano” e l’altro anglicano, con al centro la figura dell’uomo di Nazareth. Žižek lo definisce “mostruoso” perché un Dio onnipotente e onnisciente, che potrebbe imporre la sua esistenza all’uomo, preferisce incarnarsi, diventare uno di noi. E’ dunque un dialogo sull’Incarnazione, svolto con la passione consapevole di essere di fronte alla storia più importante di tutte le storie capitate all’umanità.

Per finire, un’altra citazione tratta da questo libro: “La cosa fondamentale che Cristo ha aggiunto al Vecchio Testamento è stata se stesso. Questa è la sua vera 'stravaganza'; tutte le altre 'stravaganze etiche' si fondano su, e seguono, questa: egli non è un semplice profeta di Dio, ma Dio stesso - è per questo che la sua morte è così sconvolgente, uno scandalo ontologico (non soltanto etico)”.



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