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SUSANNA TAMARO/ Se si preferisce il mistero dei coleotteri a quello della Chiesa

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Susanna Tamaro (Imagoeconomica)  Susanna Tamaro (Imagoeconomica)

Continuo a credere che Va dove ti porta il cuore, nonostante il titolo divenuto stucchevole, sia un bel libro. Come Anima Mundi, e perfino quel Cuore di ciccia, scritto con levità e umorismo per i ragazzi. Perché Susanna Tamaro è una scrittrice, vera, fuori dalle righe, dai cori, non frequenta salotti e società letterarie, il che è rara virtù e un bel merito. “Guardati, bambina, dal peccato d’orgoglio”, mi è venuto in mente d’acchito, leggendo l’intervista concessa a Repubblica l’altro giorno. E’ l’ammonimento fatto fare a  Jeannette,  da Péguy, nel più toccante dei suoi Misteri. Non c’è orgoglio più grande che dipingersi umile, “timida, riservata, fragile”, quando si ha la sicumera di sparare bordate, anche in un ambiente così elegiaco, appartato, la campagna dove ha posto il suo buenretiro, in un dialogo così intimo, spontaneo, così studiato.

Le bordate tanto per cambiare sono contro la Chiesa, cui lei non sa se appartiene, perchè “super laica”, perché la parola cattolico anziché un abbraccio, un respiro più grande, le pare una  definizione  soffocante; lei che ha fede, ma “per fortuna non ha mai frequentato preti da piccola”, perché “la Chiesa è completamente inadatta a darci il senso del sacro”, come fanno invece i suoi maestri giapponesi, che ha studiato da vent’anni. “Così legati alla natura, alla concretezza del guardare”. Invece il Cristianesimo, si sa, è una fede puramente spirituale, che disprezza carne, sangue, pane. Là dove Dio ha scelto il caldo ventre di una ragazza, di camminare nella polvere della Galilea, di trasmettere il significato del tutto mangiando e pescando coi suoi amici, che a loro volta l’hanno trasmesso per contagio, da uomo a uomo, da peccatore a peccatore, attraverso incontri che si propagano nel tempo, oggi come allora.

Già, ma questo è il Cristianesimo, la Chiesa è un’altra cosa. Almeno “quella ufficiale”, che invece “quella reale… è la risorsa della società, intorno a cui si organizzano centri di eticità sociale”. Cioè? La Caritas. Anche. Ma c’è un’altra derivazione dal termine ethos che non comprendo. “Il Decalogo è il fondamento etologico della vita dell’uomo”, dice in un altro punto. Etologico mi fa venire in mente Lorenz e la sua ochetta Martina. L’uomo è un altro tipo di animale. Capisco che a Repubblica non pare vero di trovare un’anima elevata che rimbrotta l’istituzione.



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COMMENTI
17/11/2011 - Senso del Sacro (Antonio Servadio)

Articolo apprezzabilissimo. Purtroppo è anche vero che nella Chiesa coesiste anche una certa qual tendenza a stili e orientamenti che non alimentano affatto il senso del sacro. Purtroppo molte persone sensibili al senso del sacro e bisognose di sacralità restano nella facile ignoranza e si rifugiano appunto in pratiche, discipline o "filosofie" e religioni orientali. Con linguaggio marketing... è un segmento da riconquistare.

 
17/11/2011 - Grazie Mondo. (claudia mazzola)

Super bello questo articolo, il Mistero è più grande delle nostre attese!

 
17/11/2011 - Lucido pessimismo (alessandra de pra)

Confesso di non riuscire a leggere quest'autrice. La lucidità del suo pessimismo frena il mio conivolgimento emotivo. La donna è una creatura fragile che merita la sua compassione, l'uomo è prepotente quando non crudele. Ci sono autori capaci di rendere l'abiezione umana in tutta la sua tragicità, eppure l'uomo rimane reale, mentre in lei sono necessari degli stereotipi per raggiungere lo stesso risultato. Forse perchè l'urgenza di rielaborare la propria storia, il proprio vissuto personale, è prevalente sull'amore alla realtà in quanto tale. O forse perchè non ama abbastanza l'uomo da riconoscere, tra le pieghe della peggiore depravazione, l'intima - forse anche infima - capacità di riscatto.

 
17/11/2011 - tamaro (laura cioni)

bello!