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IDEE/ Superare l'incertezza? Basta seguire l'aroma del caffè...

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Ernesto Treccani (1920-2009), I musicanti (immagine d'archivio)  Ernesto Treccani (1920-2009), I musicanti (immagine d'archivio)

Per superare questa impasse occorre anzitutto richiamare come, contrariamente a quello che ci ritroviamo a dire se interpellati, noi viviamo sempre immersi in un mare di certezze. Siamo certi che ci risveglieremo nel letto in cui ci siamo addormentati, siamo certi che girando la testa in una certa direzione gli oggetti familiari della nostra stanza riappariranno, siamo certi che alzarsi dal letto richiederà fatica, siamo certi che il caffè della mattina avrà il suo aroma consueto e che la nostra consorte non vi ha versato dentro del veleno. Quand’anche questo accadesse, sarebbe come uno strappo nel tessuto robusto delle nostre certezze, che verrebbe subito ricucito e la certezza corrispondente sarebbe rimpiazzata da una nuova certezza, ad esempio, che la donna che abbiamo sposato è realmente cambiata negli ultimi anni….

Tutte queste certezze sono ancorate a fatti che abbiamo ripetutamente accertato nel tempo, e questi fatti non sono bruti ma sono sorgenti immediate di valore. È “bene” che io mi risvegli nello stesso letto e che il caffè mantenga il suo meraviglioso aroma. È “male” che anche questa mattina la stanchezza mi costringa ad alzarmi con fatica. La nostra vita è letteralmente tutta intessuta di queste certezze, direttamente acquisite o assunte da altri esseri umani che riteniamo attendibili. Il problema per noi moderni è triplice: 1. per lo più restiamo incoscienti di questo mare di certezze; 2. facciamo molta fatica a trasferire queste certezze, date a livello intuitivo, nel campo del giudizio; 3. quand’anche questo accada, resta per lo più un episodio isolato e presto dimenticato: raramente ritorniamo sui nostri giudizi per riattingerne l’evidenza o modificarli se nel frattempo si sono mostrati inadeguati.

Per superare il senso di incertezza occorre dunque: 1. imparare di nuovo a guardare l’esperienza; 2. acquisire un metodo per trasferire le certezze interne ad essa nella sfera del giudizio; 3. ritornare sempre di nuovo sui nostri giudizi affinché si consolidino e diventino essi stessi la base per giudizi ulteriori, più complessi ma nondimeno legati mediante giudizi più semplici alla concretezza della nostra esperienza.

In sintesi (e per concludere) azzarderei la seguente ipotesi: l’incertezza non sussiste a livello dell’esperienza, che è invece per tutti una sorgente inesauribile di certezze, ma a livello del giudizio. Certo, anni di giudizi slegati dall’esperienza creano come una coltre intorno ad essa che rende difficile rimettersela davanti agli occhi nella sua purezza. Tuttavia non è impossibile. Occorre però – sia in filosofia, sia nella vita di ciascuno – un metodo, un lavoro per imparare di nuovo a giudicare.



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