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DIBATTITO/ Barcellona: perché un giovane si dovrebbe "indignare"?

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Il nemico dei giovani è il conformismo del linguaggio: una trappola degli adulti per spegnere la creatività e la forza inventiva che deriva dalla giovinezza. Quasi nessuno si rende conto che la posta in gioco del linguaggio è la vita stessa e che, se il linguaggio diventa strutturalmente falso, nel senso che è assolutamente slegato dalla percezione soggettiva di sentimenti ed emozioni divenendo un puro gioco di intrattenimento senza anima, tutti noi diventiamo sostanzialmente muti e incapaci di costruire relazioni vere con gli altri e con il modo esterno, prigionieri di una solitudine disperata e senza voce. Bisogna dire la verità ai giovani. Se permangono nella passiva condizione di chi chiede agli adulti di risolvere i loro problemi materiali, non riusciranno nel compito che la natura assegna loro di produrre un grande cambiamento degli stili di vita e di pensiero.

Per questo obiettivo bisogna che i giovani comincino a costruire tra di loro gruppi fondati sull’amicizia e sulla relazionalità dove insieme, parlando di se stessi, si può trovare il linguaggio per rompere la crosta compatta della mistificazione universale del conformismo e della omologazione, sentire la propria differenza irriducibile ad ogni standard o ruolo come ciò che urge sotto la superficie del malessere e del disagio, e trovare le parole che possono trasformare violenza, aggressività, invidia e rancore in sentimenti positivi e creativi di nuove forme di relazione interpersonale. Senza una rimessa in campo decisa e rivoluzionaria del valore delle relazioni tra le persone, saremmo condannati a vivere di statistiche e di percentuali, interamente sopraffatti dalla contabilità universale dei debiti e dei crediti delle famiglie  e degli stati.

 

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