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LETTURE/ Danielou, la Chiesa e quella logica che vince ogni scetticismo

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Il mondo si rivela così un libro da squadernare. È come un teatro, o uno specchio che rimanda all’immagine del suo ultimo artefice. Tutte le cose possono diventare segno: sono una “muta predicazione” che si impone da sola, che parla con vigore al segreto della coscienza dell’uomo, per il solo fatto stesso di esistere e di lasciarsi vedere o toccare, in quanto realtà presente che si fa veicolo di una Presenza più nascosta a cui ci si deve arrendere. Le cose reali hanno valore in sé, ma sono anche un rimando che si può diventare capaci di decifrare. Si può arrivare a “vedere Dio in tutte le cose, e tutte le cose in Dio”, come scriveva il p. Joseph Filère, nel 1636. Ma già le costituzioni dei gesuiti, a fine ‘500, avevano esortato con decisione a “cercare in tutte le cose Dio nostro Signore”. Dalle realtà materiali, si può salire come lungo una scala fino alle vette del Significato ultimo, secondo un itinerario di progressione che Bellarmino ridisegna sulla scia della mistica antica e di san Bonaventura.

E in questa risalita che è, nello stesso tempo, un ritorno al centro da cui tutto deriva, le immagini artificiali prodotte dall’uomo possono diventare un aiuto potente che esalta la carica rivelatrice della natura frutto miracoloso del logos di Dio. Dai grandi Padri della Chiesa dei primi secoli fino alla Scolastica di Tommaso e dei suoi continuatori moderni il cristianesimo ha insegnato ad amare la realtà tanto quanto i segni o i simboli in grado di rappresentarla, in un certo senso di prolungarla e di farla rivivere. La fede ha dato carne al mistero nutrendone la piena legittimità della raffigurazione materiale, promuovendone il culto pieno di rispetto e tremore. Se la realtà come tale è sacramento che ospita in sé il divino, davanti al segno fra tutti paradigmatico di un’ostia consacrata è diventato possibile confessare fiduciosi: “Adoro Te devote, latens Deitas” (“Ti adoro pieno di devozione, Dio che te ne stai nascosto sotto il velo di questo segno efficace”).

Lo scetticismo dualistico e desacralizzatore ha cominciato a prendere piede solo entrando in lotta con questo ostinato realismo non ancora accecato dal positivismo.

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