BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Quell’"imprevisto" che dà scacco al Superuomo di Rodotà & c.

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Stefano Rodotà, esponente del postumanesimo (Imagoeconomica)  Stefano Rodotà, esponente del postumanesimo (Imagoeconomica)

La lucidità degli interventi dei relatori principali, Stefano Rodotà e Adriano Bompiani, pur da posizioni nettamente distinte metteva in guardia proprio da tali esiti. Nel caso di Rodotà, almeno in quest'occasione a partire da toni di tipo habermasiano che sottolineano precisamente la rottura dell’eguaglianza tra esseri umani, a cui replicare riaffermandone l’intangibile dignità intesa come un primum cruciale, ma senza che sia possibile fondarne la ragione sostanziale. Nel caso di Bompiani, con saggi e oculati richiami a non lasciarsi sedurre dalle tentazioni del possibile, dal perfettismo di ipotesi di rigenerazione dell’umano che producono generalmente disastri.

In realtà, a più riprese è affiorato il sospetto che parlare del postumano significhi in realtà ancora, e necessariamente, parlare dell’uomo. Angosce e aspettative, forse eccessive (ricordo il pamphlet di Paolo Rossi, Speranze, ove anche il postumano veniva coinvolto per stigmatizzare tanto l’attesa utopistica quanto il disfattismo tecnofobo), derivano dal fatto che cogliamo nel postumano un modo indiretto e distorto per definire chi siamo. Insistere, come hanno fatto Marchesini e Ubaldo Fadini, sul rapporto che ci unisce al mondo animale e sulla metamorfosi evolutiva come perpetua alterazione e ibridazione, forse sottovaluta che nell’animale tendiamo a riconoscere ancora figure o facoltà dell’umano; e che la metamorfosi, a ben vedere, non può essere un processo della pura alterità (pena essere una fine assoluta anziché, più correttamente, una trasformazione). Vale sempre la pena di osservare che anche il diffuso slogan del rifiuto dell’antropocentrismo viene asserito pur sempre da uomini.

E allora l’ipotesi del postumano come travestimento narcisistico dell’uomo, avanzata esplicitamente in una lucida relazione da Luca Grion, sembra poter essere una lettura appropriata e disincantata del fenomeno. Il postumano rappresenterebbe certo una tensione verso l’elevamento e perfino l’infinito, ma una tensione irrisolta, che intende l’infinito solo, se ci si passa la metafora, come una sorta di sfilacciamento del finito; e l’oltreuomo solo come un uomo potenziato (enhanced) in un senso assolutamente orizzontale.

Certamente la discussione è appena agli inizi, e di fronte allo stravolgimento dell’umano che avrà luogo a livello di biotecnologia e biopolitica, non credo che l’argomento sia destinato a rapida obsolescenza come accade alle mere mode culturali. C’è da aspettarsi un’attenzione crescente. Non a caso coloro che a Macerata hanno organizzato il convegno e che promettono di proseguire nel loro interesse (Francesco Totaro, Benedetta Giovanola) hanno focalizzato il tema a partire da un’attenzione preesistente al pensiero di Nietzsche. Nietzsche è precisamente l’autore chiave che soggiace alla discussione presente, e ciò indica quanto il tema non vada sottovalutato nel suo spessore filosofico e nella sua urgenza antropologica.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.