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IDEE/ Quell’"imprevisto" che dà scacco al Superuomo di Rodotà & c.

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Stefano Rodotà, esponente del postumanesimo (Imagoeconomica)  Stefano Rodotà, esponente del postumanesimo (Imagoeconomica)

In un contesto internazionale dove il cosiddetto postumano è diventato rapidamente uno dei nodi di giornate di studio o di numeri monografici di riviste di vario orientamento, anche in Italia un’attenzione crescente al tema indica la percezione della sua rilevanza. Fatta la tara dell’effetto novità, le questioni in gioco sono davvero cruciali e rischiano di diventarlo sempre più.

In un recente convegno svoltosi a Macerata alcuni snodi sono emersi con chiarezza: anzitutto, e quasi preliminarmente, che “postumano” si può intendere in molti modi, anche al di là della sinonimia solo parziale con “transumano”. Ad esempio, la versione che ne ha fornito nella città marchigiana, in maniera brillante, Roberto Marchesini è assai differente da quella dominante nelle riflessioni angloamericane sul tema, le più caratterizzanti e note (Kurzweil, Bostrom); o da quella, di maggiore spessore filosofico, proposta da Peter Sloterdijk. Almeno una ragione ne è evidente: proprio in quanto il postumano si coniuga al futuro non è facile predirne le coordinate esatte, anche perché spesso l’evoluzione che viene preconizzata indica soprattutto le vocazioni ideologiche degli interpreti – o la loro attitudine rispetto precisamente al futuro. Ad ogni modo è noto, almeno in generale, di cosa si tratta: saremmo alla vigilia di una trasformazione accelerata che grazie alla tecnologia modificherebbe le fondamentali e tradizionali coordinate antropologiche, dalle dotazioni sensoriali e intellettuali all’incombenza della morte, per citare i fattori più ovvi; trasformazione che, d’altra parte, non fa altro che riprendere il moto perpetuo dell’evoluzione benché a sfondo tecnologico anziché biologico.

E tuttavia sorge una serie precisa di dubbi, che in maniera sintetica possono essere ricondotti ad alcuni sommi capi. Principalmente: se è da prendere sul serio il prefisso post-, nel postumano si tratterebbe della genesi, grazie alla tecnologia, di un’entità ontologicamente nuova rispetto al nostro presente. E dunque, questa genesi sarebbe letteralmente prodotta da parte nostra. Si tratta di una novità incalcolabile: prendere in mano l’evoluzione e progettarne gli esiti. Ciò implica un’asimmetria nuova del rapporto tra progettisti e progettati, finora appartenenti ad un genere umano comune affermato dalla tradizione umanistica ma che rischierebbe, al contrario, di subire processi di differenziazione e divaricazione. A ben vedere tale asimmetria resterebbe inquietante di per sé, al di là degli stessi contenuti, per così dire, dei progetti di trasformazione.



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