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STORIA/ Chi era veramente Stalin? Chiedetelo a Molotov...

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Churchill, Roosevelt e Stalin a Yalta nel 1945 (immagine d'archivio)  Churchill, Roosevelt e Stalin a Yalta nel 1945 (immagine d'archivio)

Nell’ottobre del 1950, ad esempio, il ministero degli Esteri riferì a Stalin di una zuffa tra uno spazzino di Mosca e un alticcio collaboratore dell’ambasciata americana e del tentativo di un altro diplomatico americano di far passare alla frontiera 130 kg di patate, la cui importazione in URSS era proibita. Sebbene questo sistema di comando comportasse per il dittatore un sovraccarico di informazioni, Stalin seguiva tutto e tutti, ben sapendo che senza il suo “occhio onniveggente”, senza continui scossoni e punizioni esemplari, la verticale del potere da lui costruita si sarebbe inevitabilmente atrofizzata. Era necessario tenere sotto stretto controllo il lavoro di centinaia e migliaia di funzionari e organizzazioni sovietiche, scoprendo di continuo le “falle” di ogni regione.

Vediamo alcuni esempi particolari. Nel settembre del 1948, durante le sue vacanze al sud, Stalin inviò al Politbjuro l’ordine di far ristampare su tutti i giornali la lettera dei parenti di Lev Tolstoj «contro le spie di Tolstoj in America». L’attività antisovietica della figlia del grande scrittore Aleksandra L’vovna Tolstaja, direttrice del «Fondo Tolstoj» in America, suscitava infatti forte irritazione al Cremlino: l’MGB aveva così ispirato questa lettera, pubblicata inizialmente sulla «Literaturnaja gazeta». Nel telegramma Stalin, che non si fidava del lavoro dei giornalisti, diede istruzioni anche su come presentare l’articolo: «Bisogna mettere un titolo d’apertura tipo “Protesta dei membri della famiglia di Lev Nikolaevič Tolstoj contro l’attività di spionaggio del traditore della patria A. Tolstaja”. La “Literaturnaja gazeta” – aggiunse – non ha mai usato i titoli d’apertura perché lì ci lavorano giornalisti incapaci e senza alcuna esperienza». Il giorno dopo tutti i giornali più importanti uscirono con quel titolo.

 Bisogna riconoscere che Stalin era dotato di una capacità di resistenza al lavoro fuori dal comune, di una preparazione eccellente in molti campi, di una memoria straordinaria e di un occhio finissimo, che gli consentivano di cogliere con estrema precisione il punto debole delle azioni dei suoi sottoposti, tutti notevolmente inferiori al suo calibro (a quel tempo egli si era già sbarazzato di tutti quelli che avrebbero potuto adombrare la sua figura). Per di più, le “bacchettate” di Stalin avevano spesso un’impronta palesemente sadica.

Come esempio di una ordinaria lavata di capo può valere l’ammonizione ad Anastas Mikojan che, nel corso delle complesse trattative sull’appianamento della legge Affitti e prestiti (Lend-Lease) alla fine del 1946, aveva preparato una bozza di risposta agli americani che Stalin considerò troppo arruffata. «Penso che la bozza del decreto di Mikojan che ho ricevuto il 15 dicembre sia contradditoria e del tutto falsa», scrisse al Politbjuro durante la sua consueta vacanza nel Caucaso. Da un lato, continuava Stalin, si dice che gli Stati Uniti hanno infranto i propri obblighi contrattuali, dall’altro queste violazioni vengono viste di buon grado «perché possono essere fatte passare come concessioni da parte nostra», e infine «si afferma che queste concessioni non vanno interpretate come un’approvazione della violazione dei nostri diritti contrattuali.



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