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DIBATTITO/ Sapelli: tra la "fede" di Lévy e quella dei tecnocrati, meglio il popolo

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1989, la fine della cortina di ferro (immagine d'archivio)  1989, la fine della cortina di ferro (immagine d'archivio)

Dov’è questa coscienza? In realtà assistiamo ad una guerra, condotta con le armi dell’economia - e meno male che non è condotta con altri mezzi - ma è una guerra in cui di culturale non c’è assolutamente nulla. Perché è così difficile convincere i tedeschi che bisogna agire da europei? Perché né i tedeschi, né i francesi né i rispettivi governi esprimono un progetto culturale. Questo è il dramma dell’Europa. Che agli ideali di Spinelli, Colorni, De Gasperi, Schuman della costruzione degli stati uniti d’Europa, basati sull’idea socialista e su quella cattolico-popolare democristiana, ha ormai del tutto rinunciato.

E secondo lei chi o che cosa ha determinato la crisi di quegli ideali?

In fondo sia il manifesto di Ventotene sia le proposte di unità europea auspicate da Schuman, Adenauer, De Gasperi, venivano dalla generazione di uomini formatisi prima della seconda guerra mondiale. Dopo l’ultima guerra il meccanismo si è rotto perché l’Europa non ha saputo creare nulla, anche dal punto di vista dei cattolicesimi nazionali. Noi in fondo viviamo della luce riflessa del cattolicesimo francese, e in parte della rifioritura del cattolicesimo tedesco del secondo dopoguerra, che però non ha saputo proporsi in modo unitario; basti pensare alla frattura tra Küng e Ratzinger. Non qui parlo di dogma, ma di humus culturale comune.

Nel dominio dei tecnici - anche richiamati da Lévy: Monti a «Roma», Papademos ad «Atene» - vede una crisi della politica?

Vi vedo piuttosto il realizzarsi di quella che io chiamo la poliarchia: non esiste né la pura democrazia né il puro dominio dei tecnocrati, ma l’instaurarsi di un mix di rappresentanza territoriale e di rappresentanza di interessi funzionali impersonati da tecnocrati. Premessa: l’espressione «poteri forti» andrebbe abolita.

È davvero convinto che non esistano poteri forti?

Non ho detto questo. Dico solo che è stupido accusare di tutto i poteri forti, come è stupido pensare che certi «poteri» non abbiano alcuna responsabilità. Parlerei di poteri situazionali di fatto, e di rappresentanze funzionali non democratiche ma autorevoli per la loro competenza tecnica.

Ma allora che cosa sta accadendo?

Una tregua. Un periodo imposto dalla pressione dell’oligopolio finanziario mondiale e dalle istituzioni finanziarie internazionali, comprese quelle europee, di congelamento della rappresentanza politica. Mi va anche bene: per l’Italia è positivo, perché mi sembra che consenta, finalmente, un raffreddamento degli animi.

Non che la politica ultimamente abbia dato grande prova di sé, a destra come a sinistra.



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