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DIBATTITO/ Sapelli: tra la "fede" di Lévy e quella dei tecnocrati, meglio il popolo

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1989, la fine della cortina di ferro (immagine d'archivio)  1989, la fine della cortina di ferro (immagine d'archivio)

Non ha dato grande prova di sé perché di fatto era già morta: al suo interno si era già consunta, con la trasformazione dei politici in cacicchi e la fine delle comunità di destino. Era già diventata politica di piccoli leader affaristici, sia imprenditori dell’economia sia imprenditori della politica.

Vede risposte positive in atto?

No, sono quasi assenti. Una la vedo semmai nel fatto che la povera gente normale, cioè noi, mantiene un certo sangue freddo, non perde la speranza. Nel caso degli italiani, è sempre difficile capire se sia cinismo o saggezza. Però, visti i guasti che continuamente provengono dalla società nichilistico-pornografica dei mass-media, mi sembra che in fondo la saggezza popolare sia ancora elevata. La gente guarda con disincantato realismo ciò che accade, e va avanti. Anche se non sa che cosa è di Atene e che cosa è di Roma.

(Federico Ferraù)



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