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MARK TWAIN/ Lo scrittore: un pilastro della letteratura americana

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New York (Imagoeconomica)  New York (Imagoeconomica)

Molto si è detto del suo antirazzismo, del suo atteggiamento sospettoso nei riguardi della religione, del suo scientismo. Sono tutti elementi centrali nella sua opera. Ma se i temi della letteratura twainiana possono talvolta sembrare un po’ vecchi, il suo atteggiamento letterario, spregiudicato fino alla sfrontatezza, ha lasciato un segno che non passerà mai. La letteratura degli States si differenzia da quella - pur grande - sudamericana proprio in questo: il Sudamerica ha avuto il suo Melville (per esempio Guimarães Rosa), non il suo Twain. Il Sudamerica ha sempre guardato all’Europa come a una madrepatria, gli States se ne sono completamente emancipati.
Il suo contributo è paragonabile a quello di Nikolaj Gogol’ nella letteratura russa. Gogol’ trasferì il romanzo russo su basi completamente nuove, molto distanti dai modelli europei, e questo rese possibile una stagione - quella di Dostoevskij e di Tolstoj - che divenne essa stessa modello per i romanzieri di tutto il mondo.
Twain ha fatto la stessa cosa in America. Non è stato il suo pensiero a riformare la letteratura, ma il suo atteggiamento, la sua libertà. Leggendo Huckleberry Finn ancora oggi proviamo un brivido salutare, e il suo messaggio ci giunge ancora forte e chiaro. Il giovane vagabondo analfabeta Huck Finn è un ragazzo fermamente determinato a vivere il proprio destino da protagonista, fregandosene se non possiede i titoli accademici giusti.
La letteratura e l’arte americana - Andy Warhol è sicuramente un suo nipotino - ne hanno tratto le debite conseguenze. Per questo non sono loro a guardare all’Europa, ma è l’Europa a guardare (un po’ troppo) a loro.



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