BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

4 NOVEMBRE/ Cos’è la patria? Piccolo discorso immaginario

Pubblicazione:

Il Vittoriano (Imagoeconomica)  Il Vittoriano (Imagoeconomica)

Che cosa significa “venire al mondo”? Nell’accezione più immediata vuol dire: un nuovo essere umano, bimba o bimbo, è entrato a far parte della “comunità”, rappresentata innanzitutto dalla famiglia – nella sua forma più elementare, il papà e la mamma, oppure in una più articolata ed estesa, dove ci sono fratelli e sorelle, nonni, e via via altri parenti. Ma la “comunità” - a partire dalla famiglia, per venire poi a tutte le altre “formazioni sociali intermedie”, di cui parla la nostra Costituzione – non è fatta solo dalle “persone fisiche” che la compongono. E’ fatta anche di molti altri elementi: la lingua che le persone parlano, e che permette loro d’intendersi, di convivere e di agire insieme; uno spazio civilizzato, che permette di inserirsi costruttivamente nell’ambiente (l’abitazione, il vicinato, il quartiere, la scuola, i luoghi di aggregazione e del tempo libero, le leggi e gli ordinamenti, la “buona educazione”: ecco le “forme” più immediatamente quotidiane di tale spazio civilizzato); e ancora una “tradizione”, nella quale tutto ciò che le generazioni precedenti hanno costruito, scoperto e realizzato viene raccolto, ordinato e reso disponibile a chi si affaccia ora alla vita.

Potremmo andare avanti a lungo, ed enumerare molti altri fattori: alla fine, vedremmo che tutti vanno a confluire nella parola che esprime una delle configurazioni più alte e intense del fenomeno “comunità”: la parola “nazione”. Il fatto che, a volte, questa parola possa essere pronunciata con troppa facilità, o con intenti solo retorici o propagandistici, o peggio più o meno fuori luogo, non toglie che essa conservi un grande contenuto e valore, che è compito di ogni generazione adulta far percepire, conoscere e apprezzare alle generazioni più giovani. Un grande contenuto e valore, che credo poche definizioni hanno saputo esprimere così bene come il celebre verso di Alessandro Manzoni, dall’ode Marzo 1821, che tutti ricordiamo: una d’arme, di lingua, d’altare,/ di memoria, di sangue, di cor.

Riguarda proprio la realtà della “nazione” una delle urgenze e delle sollecitazioni più forti, sotto il profilo educativo, che la giornata di oggi prospetta a noi adulti. Se vogliamo, dal punto di vista materiale la risposta alla domanda “Che cosa lascio in eredità ?” è relativamente facile: una casa, un pezzo di terra, qualche bene mobile, nei casi più fortunati un certo patrimonio. Ma dal punto di vista che una volta si definiva, e che anche oggi, con qualche precauzione, si può definire  “spirituale”:  che cosa, della Grande guerra, e della nazione che essa contribuì a formare compiutamente, le generazioni oggi adulte lasciano in eredità ai bimbi, ai ragazzi, ai giovani?

Da allora sono passati più di novant’anni. Nel migliore dei casi, sopravvive ancora qualcuno che, all’epoca, era preadolescente o adolescente, e può ancora conservare, quindi, qualche ricordo; ma per la parte maggiore, la comunicazione di che cosa fu quel conflitto, con tutte le sue sofferenze, di che cosa rappresentò la vittoria, e di come attraverso quelle vicende maturò fra la popolazione la consapevolezza della comune appartenenza al “popolo” italiano, è affidata, ancora per poco, alla “generazione dei figli” dei combattenti. Poi sarà affidata, anzi a dire il vero lo è già, alla “generazione dei nipoti”; e quindi a quella dei “pronipoti”. E io mi chiedo, come storico dell’educazione: quale vivezza conservano oggi gli avvenimenti e le vite di quel triennio, gli atti di eroismo al fronte, le storie di ordinario sacrificio nelle comunità di paese o cittadine, le delicate corrispondenze di affetti fra i soldati e i loro cari? Attraverso quali volti, quali immagini, quali racconti e quali segni tale patrimonio può essere reso accessibile a chi è nell’età della crescita, perché il suo “venire al mondo” si compia in tutta la sua profondità, anche storica e culturale?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >