BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTERA/ Dagli Usa: agli ideali di Steve Jobs preferiamo un garage di Boston

Pubblicazione:

Steve Jobs, fondatore di Apple (Ansa)  Steve Jobs, fondatore di Apple (Ansa)

In agosto, l’epicentro della città di Boston è stato il Pizza-Meeting, una settimana di proiezioni del meglio del Meeting di Rimini in un giardino nella periferia nobile della città. Tutte le sere highlights del Meeting (compreso il Tg Meeting promosso da IlSussidiario.net) veniva proiettato sul muro di un garage di una famiglia più o meno condiscendente alle intemperanze del pubblico presente. Quale sorpresa rileggere qualche settimana dopo le testimonianze dei volontari del Meeting! Ragazzi con un futuro incerto di fronte (di sicuro più incerto degli studenti che sono riusciti ad entrare in un dottorato al Massachusetts Institute of Technology o fanno un master ad Harvard e che quindi sono stati ammessi nella cerchia dei migliori al mondo. Certamente più insicuri di quelli di noi che sono medici o infermieri al Massachusetts General Hospital oppure professori al Boston College o ad Harvard). Ma questi ragazzi, forse scalcagnati se comparati a noi, sono forti di una certezza del proprio presente che genera una baldanza verso il futuro. A noi di Boston è venuta in mente una cosa detta di recente da Julián Carrón: “Siamo stati facilitati a riconoscere le cose presenti come presenti. La realtà è interessante, la realtà ci ha interessato questa estate per quella possibilità di cogliere il Mistero presente in quelle cose; noi siamo educati a riconoscere sempre di più ogni cosa presente, dalla foglia in poi, perché la presenza eccezionale di Cristo in questi fatti, in quello che succede, li rende così presenti a noi da farci venire fuori dalla distrazione in cui cadiamo costantemente. E questa è la modalità con cui il Mistero ci educa a riconoscere, poi, tutto come presenza, tutto some segno”. Oppure, facendo riferimento ai grandi russi, si potrebbe parafrasare Dostoevski: “Io voglio vederlo adesso l’agnello che gioca con il leone, non nel futuro, quando potrei essere già morto”. I ragazzi del Meeting vedono nel loro presente l’agnello che gioca con il leone e per questo sono certi del futuro. Più certi dei nostri ragazzi che hanno sul petto il badge di Harvard.

Tornando al nostro, la pubblicistica su Steve Jobs è arrivata a proporre che il fatto che tutti lo ammirino e rimpiangano dimostrerebbe che “Non deve esserci niente di più contagioso di un uomo che vive ... Ecco che cosa rende Jobs così grandioso agli occhi di noi comuni mortali: in lui vediamo la possibilità di recuperare quel desiderio di cui il cuore è fatto e che rende la vita vita”. È vero, Steve Jobs è un grande personaggio. Ma se dovessi scegliere, io vorrei essere uno dei quei ragazzi del Meeting. Il cuore non è fatto del desiderio di fondare Apple, di avere successo, o di non accettare una vita da impiegato delle poste per andare a lavorare ad Harvard. Boston è la città dove ciò che conta è avere successo, dove più di tutto si vuole il successo nella vita. Ma Boston e Steve Jobs ci propongono di sacrificare tutte le nostre energie di oggi per un successo nel futuro. I risultati li vediamo tutti i giorni in noi e nei nostri amici - sono i risultati della riduzione delle domande che don Giussani descrive benissimo nel Senso religioso: paura, instabilità, solitudine, incomunicabilità, perdita della libertà. L’esperienza invece è reale e non tradisce.

 

(Andrea Baccarelli)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.