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RUSSIA/ Sedakova: chi può aiutare il cuore della vecchia Rus' a diventare nuovo?

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Se i pensatori del Secolo d’Argento avevano presentato per primi nella storia russa – come ho già detto – i temi della libertà, della persona, della creatività come temi religiosi, il nervo della novità di Averincev è consistito, io credo, nel tema di una nuova razionalità (nuova rispetto alla razionalità illuminista, e radicata nel concetto biblico di Sapienza (1)). Erede del Secolo d’Argento, su taluni aspetti Averincev polemizza con esso, introducendo nel pensiero religioso alcuni correttivi su cui la storia del XX secolo aveva indotto a riflettere. Fra essi, il più netto rifiuto di ogni tipo di utopismo e l’esigenza di una profondissima lucidità e dialogicità del pensiero (“la capacità di restare aperti a domande e obiezioni”). Probabilmente, Averincev è stato il primo fra tutti i pensatori russi a superare la costante e fondamentale divisione fra la Russia e tutto il resto del mondo (soprattutto occidentale), senza diventare per questo un “occidentalista”, ma vedendo il proprio paese come partecipe della civiltà cristiana universale. Questa è una rivoluzione importantissima nella secolare inerzia del pensiero russo. Per usare le parole di V. Bibichin, Averincev ha mostrato il cristianesimo come un luogo di comunicabilità e di comunione, in grado di accogliere in sé tutto ciò che di buono l’umanità ha prodotto.

Averincev non è ancora stato letto, meditato e assorbito, né dalla nostra cultura umanistica laica, né della Chiesa. La sue eredità appartiene al futuro, e come vorrei che fosse un futuro prossimo! Intanto i tempi sono cambiati. Insieme alla fine delle persecuzioni l’incontro fra la creatività oppressa e l’ortodossia oppressa è finito. Dove e come è possibile oggi un nuovo incontro? Dove e come può proseguire il lavoro iniziato negli anni Settanta?

Più volte negli ultimi decenni ho avuto modo di parlare del fatto che la cultura umanistica contemporanea, la creatività artistica contemporanea sta giungendo al limite dell’esaurimento (2). La protesta sociale, la parodia, i diversi tipi di nevrosi – questi sono i soli temi rimasti all’arte attuale: non è più neppure un’arte della disperazione, come l’alto modernismo, ma un arte post-disperata. La memoria di un altro mondo e di un altro uomo è custodita dalla tradizione cristiana. D’altro canto, un altro aspetto della nostra crisi di civiltà è dato dal fatto che anche la Chiesa da tempo non genera grandi opere creative com’era avvenuto all’epoca di Fra Angelico o di Andrej Rublev. Devo riconoscere che attualmente non vedo altro luogo in cui il dono creativo possa incontrarsi con l’ispirazione cristiana, se non il cuore dell’uomo, dell’uomo “singolarmente preso”. 



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