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LETTURE/ Il thriller sui Sacri Palazzi che fa paura alla Cina

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Si apre inoltre, con la fine tragica dell’intero (o quasi) Collegio cardinalizio, il capitolo dell’apocalittica che tanto di moda va. Il thriller si attesta caparbiamente sul popperiano terreno della razionalità verificabile e perciò gli autori si divertono a sbeffeggiare i profeti di sventura e gli annessi media ingolositi dalle loro fanfaluche, guru che si lanciano avidi a sdottoreggiare sull’ecatombe color porpora e sui suoi legami con la fine del mondo.

Al gruppo b questo thriller piacerà per la cura dei dettagli d’arredo di casa vaticana. I gialli che ruotano intorno ai Sacri Palazzi o alle sacre sottane sono regolarmente infarciti di svarioni fattuali nella descrizione di un mondo sui generis come quello ecclesiastico; i clichè, ideologicamente orientati, proliferano e quando si leggono certi romanzi nei quali l’atmosfera dovrebbe essere tesa e mozzafiato si incappa in stranianti risate dovute a pacchianate incredibili. Qui questo non accade, la coppia Brunelli e Metalli è severa e puntigliosa; alla terza riga si incontra la parola “morione” per indicare l’abbigliamento di una guardia svizzera. Chi la conosceva? Io no. Ma fuor oltre alle minuzie si affrontano quesiti intricati: quali meccanismi si mettono in moto nella Chiesa cattolica per eleggere un nuovo Papa in una situazione così estrema? Credo che quelli narrati nel libro non si discostino molto da ciò che accadrebbe davvero dentro le Mura leonine in un caso così deprecabile e inusitato (anche se i porporati che stanno leggendo il thriller più che ai dilemmi del diritto canonico pensano alla perfidia dei due autori, da molti di loro ben conosciuti, che li fanno perire in massa nelle prime pagine).

Il gruppo c sarà soddisfatto per una ragione presto detta: nel plot non ci sono scorciatoie banali ne spezie usuali (sesso, ad esempio). Il tono che fa la musica di questo romanzo è ispirato alla sobrietà di giudizio, la ricerca della verità è affidata ad un poliziotto dalla mente pacata, le sovraeccitazioni che pure, visti gli avvenimenti inusuali qui narrati, potrebbero fagocitare di diritto ogni altro fattore in gioco, restano marginali. Insomma il sapore è chestertoniano e la frase scelta dall’editore per accompagnare il titolo di copertina risulta azzeccatissima: quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede più in niente. Crede a tutto.   

 



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