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LETTURE/ Il Papa "corregge" Seneca: ai cristiani non basta una morale più giusta

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La statua di Nerone e Seneca  La statua di Nerone e Seneca

In Italia e altrove il suo nome è accostato a quello di san Paolo e l’autenticità del carteggio tra i due, questione molto dibattuta, ha autorevoli sostenitori. L’apostolo si rivolge ai Galati con grande tenerezza: "Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie, finché Cristo non sia formato in voi". In alcuni casi le sue esortazioni morali ricalcano elementi stoici, che dovevano essere molto presenti nella società del suo tempo.

Ma, come ha ricordato Benedetto XVI nell’Angelus del 4 dicembre, il cammino cristiano non si limita alla sobrietà dei costumi, va molto più a fondo. E’ il dono ricevuto e custodito di un cambiamento di vita profondo, non riducibile a una nuova morale più giusta. La giustizia è la fede, il rapporto con il Dio incarnato. Per questo la pur apprezzabile proposta di Seneca (quanti sono oggi coloro che ne avrebbero la forza?) suona come poco fondata e difficilmente praticabile, mentre ciò che attinge a quella grazia, la parola della Chiesa, si fissa nelle menti con ben altra autorità.



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COMMENTI
28/12/2011 - Un suggerimento (Patrizia Truffa)

Molti anni fa Concetto Marchesi scrisse su Seneca e sul cristianesimo parole chiare e definitive, che rispettano Seneca e dimostrano di ben conoscere il cristianesimo. Ne consiglio la rilettura.

RISPOSTA:

Gentile Signora, davvero splendide le pagine di Marchesi su Seneca, in particolare quelle sul suo rapporto con il cristianesimo. La ringrazio di avermi invitato a rileggerle. (Laura Cioni)