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LETTURE/ La lotta della grazia e dell'orgoglio nel cuore di Michelangelo

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MIchelangelo Buonarroti, Giudizio Universale (particolare)  MIchelangelo Buonarroti, Giudizio Universale (particolare)

Il penultimo verso introduce in modo esplicito il tema nuziale dell’amore di Dio per l’uomo. Ma se, come sorprendentemente è stato notato da uno studente, il velo di cui Michelangelo parla richiama il velo del tempio squarciato alla morte di Gesù, allora il sonetto acquista una risonanza maggiore di quella istituita dal conflitto personale e si apre al grande fatto della salvezza: la sposa è sì la libertà di Michelangelo, ma anche quella Chiesa lacerata in cui egli vive e lavora.

Si può dunque comprendere meglio quanto egli avverta la difficoltà della fede in tempi confusi, anche nei palazzi vaticani, dove egli dipinge il suo capolavoro.

Il sonetto è intessuto di reminiscenze di parole del profeta Isaia: Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me.

Perché, Signore, lasci indurire il nostro cuore?
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.


La religiosità solo apparente, il cuore indurito che richiama il muro, la leggerezza del velo e la trasparenza del cielo, la gioia dell’amore sponsale. Anche senza la forza ruvida di Michelangelo, poeta della pietra, tutti possono far proprie parole vecchie di secoli e attendere che accada la luce di Dio.



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