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DIBATTITO/ Grottanelli: la salvezza dello Stato viene prima della Costituzione

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Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

È certamente e solo politica: infatti Berlusconi si è dimesso dicendo di non avere più i numeri alla Camera, segno che la maggioranza si stava sfaldando. Non si è dimesso in conseguenza di un voto di sfiducia, è vero: alle dimissioni di un presidente del Consiglio è seguita la nomina di un altro. Non c’è stata la procedura per cui la designazione di colui che formerà il futuro governo proviene normalmente dal partito di maggioranza, ha prevalso lo stato di necessità e con esso, appunto, l’«eccezione» alle regole e perciò, invece di venire dalla maggioranza, l’indicazione del capo dell’esecutivo è venuta dal presidente della Repubblica. A mio modo di vedere non vi è stata alcuna forzatura.

Secondo lei alla luce di quanto è accaduto la Costituzione andrebbe cambiata?

Non sono tra quelli che vedono la necessità o l’opportunità di riforme costituzionali. Ciò che non funziona in Italia è la politica, la «spensieratezza» che si vede nelle forze politiche. Pensiamo al discorso dei vitalizi e degli stipendi: è una questione minore, ma il vero problema è che la classe politica non voglia dare l’esempio e ne abbia fatto un «caso» nazionale.

È vero che il ruolo di supplenza svolto dal presidente della Repubblica ricorda il primato del sovrano monarchico?

L’analogia tra il capo dello Stato e il sovrano si basa semplicemente sul fatto che occorre sempre un capo ultimo e che lo sguardo va normalmente a colui che è il vertice dell’ordinamento. È la vecchia tesi, peraltro ottima, di Carlo Esposito: il capo dello Stato come reggitore nei momenti di crisi del sistema. Lei ha in mente episodi nei quali sia venuto meno il rispetto della Carta da parte del capo dello Stato? Violazioni del testo io non ne ricordo.

Nemmeno si può parlare di un mutato stile della presidenza, diciamo dai primi anni novanta in poi?

Non c’è dubbio, su questo sono d’accordo. Il presidente della Repubblica nel senso tradizionale al quale ci siamo abituati era una personalità che si limitava a tagliare i nastri inaugurali delle mostre e faceva gli auguri ai bambini all’apertura delle scuole. È la visione – tipica di un periodo di esaltazione del Parlamento – alla quale aveva molto contribuito Costantino Mortati, e piaceva molto ai comunisti perché in Parlamento avevano una forte rappresentanza priva di riscontro nel governo e nel capo dello Stato. Successivamente è arrivata l’idea della supplenza in momenti di forte lacuna politica. è un quadro interpretativo diverso dal precedente, ma che si mantiene sempre – a mio parere – nei limiti di quello che è consentito dallo scritto costituzionale.

Giulio Sapelli ha più volte parlato di «poliarchia»: un intreccio tra rappresentanza territoriale – determinata dai cittadini con il voto – e rappresentanza funzionale, praticata da imprese e banche. È così?



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