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IDEE/ La crisi dell’autorità? Il grande errore della libertà moderna...

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Hannah Arendt  Hannah Arendt

Se infatti giuridicamente e politicamente la libertà non può che essere un diritto universale da riconoscere immediatamente a chiunque, da un punto di vista etico e antropologico tale immediatezza non rappresenta che un’astrazione. Eticamente, la libertà è infatti anche un dovere e una responsabilità. Antropologicamente, poi, si è sempre in cammino verso la propria libertà. Non si nasce liberi: lo si diventa, e lo si diventa grazie all’incontro con libertà più mature della propria, che diventano così, delle autorità. Più la libertà con la quale si entra in relazione è matura, più essa avrà il carattere di un’autorità generatrice di libertà. In fondo questo è il principio di ogni educazione.

In questo senso, accanto ad un’esperienza (giuridico-politica) della libertà come diritto, occorre riconoscere un’esperienza della libertà come dovere (livello etico) e, infine, una più fondamentale esperienza della libertà come dono (livello antropologico). L’aver appiattito ogni possibile esperienza della libertà sul paradigma giuridico-politico di un diritto da rivendicare immediatamente, ha comportato una riduzione dell’autorità a limite (più o meno necessario) della libertà. Ha cioè significato, nella migliore delle ipotesi, una riduzione dell’autorità al rango di un male minore da sopportare: comunque ad una frustrazione della libertà.

Per tornare a comprendere la natura generativa di un’autentica relazione di autorità, occorre dunque tornare a fare i conti con la dimensione temporale della nostra vicenda umana: con quella dimensione della profondità di cui parlava Arendt. A livello individuale, questo significa riconoscere che si è sempre in cammino verso la propria libertà – verso la propria umanità – la quale non può essere data semplicemente per scontata (se non nel quadro di quella preziosa astrazione giuridico-politica che costituisce uno dei pilastri del moderno Stato di diritto). A livello sociale, fare i conti con la dimensione costitutiva della temporalità significa poi riconoscere che siamo collocati all’interno di una struttura di trasmissione in forza della quale è importante non solo garantire le condizioni di uno «spazio pubblico», ma pure di una «durata pubblica» (la quale si rivela essenziale proprio per garantire la qualità dello spazio pubblico).

Solo riconoscendo la ricca genealogia della nostra libertà e della nostra umanità – quali libertà e umanità ricche di presupposti – sarà possibile tornare a comprendere la natura di un’autorità quale generatrice di libertà: anche in contesto di modernità.



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