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ITALO SVEVO/ Magris: rideremo anche noi come il vecchio Zeno di fronte a Mefistofele?

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Claudio Magris (Imagoeconomica)  Claudio Magris (Imagoeconomica)

Troppe domande in una. Io non credo che ci siano obblighi perché ogni autore, anche il più modesto, ha il dovere di seguire la sua strada, che potrà portarlo ad essere come Svevo oppure un povero diavolo come noi. Credo invece, questo sì, che il mondo sveviano non sia stato ancora analizzato a fondo; e non parlo della ricchissima critica lettaria a lui dedicata, ma del mondo esistenziale che si identifica con la sua opera. Penso che Svevo abbia ancora moltissimo da dire come avventura ulissiaca, e come rappresentazione poetica di tale avventura ulissiaca, perché in fondo Zeno è un Ulisse contemporaneo. E ci offre anche una chiave di quello antico: l’Ulisse di Omero ascolta il canto, ma si fa legare. Non vuole correre rischi: è già il borghese che fa l’assicurazione casco. Però Svevo si è reso conto di quanto questo sia tremendo, perché quando non si rischia si finisce per non vivere: come per Zeno e Ada, se uno che si innamora non rischia, vede alla fine svanire anche l’amore.

(Federico Ferraù)



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