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IL CASO/ La follia di Pasolini e le profezie di Del Noce sul nuovo "fascismo"

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Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)

In esso, sotto le suggestioni dell’amico Franco Rodano, Del Noce metteva a fuoco le caratteristiche della “società opulenta”. Questa, scriveva, “è una società che accetta tutte le negazioni del marxismo nei riguardi del pensiero contemplativo, della religione e della metafisica: che accetta quindi la riduzione marxista delle idee a strumento di produzione; ma che d’altra parte rifiuta del marxismo gli spetti rivoluzionari-messianici, quindi quel che di religioso rimane dell’idea rivoluzionaria. Sotto questo riguardo rappresenta veramente lo spirito borghese allo stato puro; lo spirito borghese che ha trionfato dei suoi due tradizionali avversari, la religione trascendente e lo spirito rivoluzionario. Si potrebbe arrivare a dire, e documentarlo coi testi del Manifesto: per una singolare eterogenesi dei fini il marxismo ha condotto lo spirito borghese a manifestarsi allo stato puro, ma una volta che ha raggiunto questo, si trova impotente a combatterlo. La società tecnologica segna l’abdicazione del marxismo nei confronti degli inventori dell’organizzazione razionale della società industriale, Saint-Simon e Comte”.

La tesi, assolutamente inedita nel delineare l’attuazione della società tecnocratica mediante la decomposizione del marxismo, doveva portare Del Noce all’incontro ideale con Pasolini. Così, nel 1975, riconosce che nessuno come Pasolini “ha inteso il carattere della contestazione e dei suoi strascichi: ‘Rivoluzione del sì’ a una nuova classe di ‘potere reale’, asservente il potere dei politici che nemmeno si sono accorti della sua realtà, emersa dopo il ’60. Nel senso che l’opera distruttiva che essa continua a compiere è rivolta a togliere gli ostacoli all’instaurazione di questa nuova élite, la più priva di ideali, e per ciò stesso la più oppressiva, di quante ci siano mai state nella storia. Nel riguardo di tale opera, la distinzione tra i giovani ‘neri’ e i giovani ‘rossi’ è del tutto secondaria, com’egli ha ben visto. Ma c’è di più. Ha anche inteso come questo ‘nuovo totalitarismo’ che si avanza rassomigli, più che al comunismo o al nazismo, a un fascismo diventato totalitario, o violentemente totalizzato sotto la maschera della permissività, come egli preferisce dire”.



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