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IL CASO/ La follia di Pasolini e le profezie di Del Noce sul nuovo "fascismo"

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Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)

L’intervista, inedita, a Pier Paolo Pasolini, registrata il 30 ottobre 1975 a Stoccolma, che, anticipata venerdì da Repubblica, esce nel nuovo numero de L’Espresso, non aggiunge, certo, nulla di nuovo alla conoscenza dell’“ultimo” Pasolini, quello delle Lettere luterane e dei Scritti corsari. E, tuttavia, sia pure come conferma, rappresenta un documento prezioso dell’ultima fase dell’autore. Ne emerge lo straordinario diagnostico della “rivoluzione antropologica” in Italia, il teorico della scomparsa delle “lucciole”, del tramonto del mondo contadino, religioso, e delle forze popolari, cattoliche e comuniste, a favore di un mondo positivistico e tecnocratico, segnato dal primato dell’utile e dalla logica totalizzante dei consumi.

Come esito della rivoluzione industriale in Italia, afferma Pasolini nella sua intervista, “il Vaticano non ha più alle spalle questa enorme massa di contadini cattolici. Le chiese sono vuote, i seminari sono vuoti, se lei viene a Roma non vede più file di seminaristi che camminano per la città... E anche i marxisti sono stati cambiati antropologicamente dalla rivoluzione consumistica perché vivono in altro modo, in un’altra qualità di vita, in altri modelli culturali e sono stati cambiati anche sociologicamente”. Un cambiamento che mantiene le differenze economiche, tra borghesi ed operai, ma toglie quelle culturali. Che svuota di significato la destra neofascista – nessuno crede più a patria-famiglia-esercito – al pari della sinistra. Il risultato è il nuovo potere consumistico che Pasolini considera “un fascismo peggiore di quello classico, perché il clerico-fascismo in realtà non ha trasformato gli italiani, non è entrato dentro di loro. È stato totalitario ma non totalizzante”. 

L’intervista pasoliniana, come si è detto, non aggiunge elementi nuovi a ciò che già conoscevamo. Nondimeno la sua analisi, che coglie perfettamente il mondo che viene, sorprende ancora per la sua solitudine: “Tutto quello che ho detto, l’ho detto a titolo personale. Se voi parlerete con altri italiani vi diranno: Quel pazzo di Pasolini”. Si tratta, in realtà, di una lucida follia che trova in Italia il suo precedente in un altro grande diagnostico: Augusto Del Noce. Il grande filosofo torinese già nel 1963, nel suo saggio Appunti sull’irreligione occidentale confluito poi ne Il problema dell’ateismo (1964), coglieva l’avvento della società tecnocratica con accenti decisamente pasoliniani.



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