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IL CASO/ La follia di Pasolini e le profezie di Del Noce sul nuovo "fascismo"

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Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)

Del Noce riconosceva, quindi, in Pasolini un diagnostico impagabile della nuova realtà che si andava delineando in Italia. Il suo limite era nel sociologismo, nel ridurre l’opposizione di cui parla a quella tra civiltà contadina e civiltà industriale in modo tale che la sua critica della società industriale appare come il sintomo di una nostalgia, la nostalgia del tempo delle lucciole, dei valori di un mondo arcaico travolto dalla rivoluzione industriale. Donde il suo decadentismo. “Pasolini – scrive Del Noce – mi appare dunque un ‘ribelle incompiuto’. Ha avuto il coraggio di opporsi a quell’orribile dittatura culturale che piuttosto che marxistica (perché certamente non è tale) o neoilluministica chiamerei neolibertina, nel senso che, benché si dia la figura dell’avanguardia, non fa che ripercorrere all’indietro il processo dall’illuminismo al pensiero libertino, cancellando i momenti nuovi e positivi che pur caratterizzano l’illuminismo. Ma perché non ha veramente criticato le ragioni per cui questo fenomeno ha potuto prodursi, è rimasto ancora, per usare un’espressione consueta, un ribelle entro il sistema. Con la conseguenza che le verità che afferma possono sembrare o dei voluti paradossi, o espressioni di un riemergere di un fondo di religione friulana, destinata a scomparire nei nuovi tempi”.

Per poter valorizzare tali verità occorreva separale dal decadentismo pasoliniano. In tal modo, come scriveva Del Noce nel 1985, diviene possibile riconoscere che “c’è un positivo a cui Pasolini giunge attraverso il marxismo, un positivo che deve però essere separato dal suo laicismo. Ed è infine interessante notare come egli incontri il pensiero cattolico a partire dal marxismo, come faccia rientrare la critica marxista nella critica cattolica alla società borghese”. Pasolini, non cattolico e di formazione laica, ritrovava, attraverso il marxismo, un suo cattolicesimo. A fronte del deserto antropologico rimaneva, nonostante tutto, la Chiesa a valorizzare quei valori popolari che il marxismo, sedotto dalla società tecnologica, non era più in grado di promuovere.



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