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LETTURE/ Dante, Manfredi e quel disegno che la ragione non comprende

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Dante Alighieri (immagine d'archivio)  Dante Alighieri (immagine d'archivio)

Al di là di tutti i complessi problemi politici sottesi a questo giudizio di Dante, il suo appare come un avvertimento non adirato, ma sofferto, a riconoscere la natura delle vie di Dio, a leggere la sua vita come mistero di misericordia. Il poeta non è un protestante ante litteram, riconosce la validità anche ultraterrena dei giudizi della Chiesa, ma riafferma con forza:

Per lor maladizion sì non si perde,

che non possa tornar l’etterno amore,

mentre che la speranza ha fior del verde.

Fino all’ultimo istante l’uomo è custodito da un Dio che è Padre e al quale basta il pianto del pentimento per salvare un figlio smarrito.

Così l’unità del canto si ricompone nella meraviglia della scoperta della volontà insondabile della natura di Dio, che l’incarnazione svela alla ragione umana: essa è fatta, per usare un’espressione biblica, delle “viscere di misericordia” per cui Egli ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, perché esso venga salvato.

 



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