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IDEE/ Così si può battere l’alleanza perversa di partiti e tecnocrati

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Gli indignados spagnoli  Gli indignados spagnoli

Sbaglia quindi chi interpreta i fatti che i grandi partiti perdono i loro membri in massa, mentre la loro età media è in continuo aumento, e che sempre meno persone partecipano alle elezioni, con il solito argomento della società sempre più individualizzata e incapace di impegnarsi per il “bene comune”. Il grande merito del fenomeno degli “indignados” è, a questo punto, di aver smentito pienamente tale presunzione di un “disinteresse passivo” per la politica, e di aver dimostrato invece che la società è ancora politicamente interessata e sensibile.

Perciò il termine postdemocrazia è perlomeno fuorviante. In realtà la popolazione cerca nuove forme di espressione democratica: si dovrebbe parlare piuttosto di una significativa “participation crisis” dell’attuale democrazia (Paul Nolte): secondo alcuni autori abbiamo a che fare piuttosto con un “cambiamento di forma” della democrazia, non con il suo superamento come forma politica. Secondo loro, perciò, sarebbe più esatto definire il nostro periodo quello della postrappresentazione. Contemporaneamente, tale movimento degli indignados o dei Wutbürger ha indicato dove sta il deficit delle nostre democrazie: ossia nella mancanza di possibilità ed occasioni di partecipazione politica. Il fenomeno di un astensionismo sempre crescente alle urne è solo il sintomo, non il problema delle nostre democrazie. L’Italia con una partecipazione dell’80 per cento dispone ancora di una base di legittimazione ampia, ma se si vuole evitare un’ulteriore abbassamento – il 70 per cento in Germania o meno del 50 per cento come nelle elezioni europee –, allora serve una riflessione urgente sulla partecipazione democratica del popolo nella nostra penisola.

Un primo tentativo di risposta parte dalla stessa prepotenza delle nuove tecniche di informazione all’interno del processo politico-democratico. Oltre che essere strumenti di influsso potente dei partiti sull’opinione pubblica, sono proprio queste nuove tecnologie che permettono anche forme inaspettate di formazione dell’opinione politica, di mobilizzazione civica, e quindi mettono a disposizione nuovi canali per la democrazia. Infatti, proprio la campagna elettorale di Obama è stata caratterizzata dall’utilizzo delle nuove tecnologie, e non pochi auspicano una realizzazione dei processi partecipativi sempre di più in forma “virtuale”.

Ma si riesce veramente a raggiungere tutto il demos con l’aiuto dei nuovi mezzi di comunicazione? Non bisogna ricorrere a dati statistici per capire che essi sono indirizzati ad una determinata fascia della popolazione, ossia a quella che non solo sa utilizzare tali mezzi, ma li utilizza anche a scopo di informazione politica. Si costituisce un ceto di media formazione, di potenzialità formative ed economiche, che sa organizzarsi in questo modo nuovo.

Nel caso degli “indignati” abbiamo a che fare proprio con individui che si autodefiniscono “nuovi cittadini”: persone caratterizzate dall’uso dei nuovi mezzi di comunicazione e di mobilità, essi hanno senz’altro il merito di mobilizzare gruppi di popolazione che nei tempi passati si sono contraddistinti piuttosto per disinteresse e quietismo, tendente al disimpegno politico. Non a caso si tratta degli stessi gruppi che si lasciano anche mobilitare per le poche forme di democrazia diretta previste dalla nostra Costituzione, ossia per i referendum. E se proprio nel 2011 è stato raggiunto per la prima volta dopo il 1995 di nuovo il quorum (questa volta su energia nucleare ed acqua), ciò costituisce un altro segnale per l’interesse politico e l’esigenza di partecipazione da parte di questa fascia media.

Contemporaneamente, vediamo proprio in questi fenomeni anche il lato problematico delle nuove forme dirette di partecipazione, ossia che non sono in grado di includere anche la parte più povera, coloro che non riescono ad organizzarsi tramite i modi indicati. Queste forme di partecipazione, quindi, non sono prive di una certa “selettività”. Gli esclusi, che non riescono a rivendicare in questo modo il dovuto riconoscimento, scelgono tragicamente anche la via della violenza.



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