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ARTE/ Il mosaico di Rupnik: così la fede cambia il volto della materia

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Foto: Stefano Ciol  Foto: Stefano Ciol

Quel che segue è il racconto di un incontro avvenuto in diverse fasi tra chi scrive, gallerista d’arte contemporanea, e un’opera d’arte sacra realizzata in tempi recentissimi. Si tratta del mosaico della Fraternità san Carlo di Roma creato da Marko Ivan Rupnik, coadiuvato da un gruppo di artisti del centro Aletti di Roma. L’autore è un mosaicista di estrema bravura ma anche teologo e ricercatore, quindi figura di riferimento nel creare immagini che abbiano una precisa fedeltà al Magistero.

Un’analisi competente della tecnica da parte di un esperto di opere musive rileverebbe probabilmente con più raffinatezza di me le infinite e bellissime modulazioni cromatiche, morfologiche, dimensionali e materiche dei frammenti e il loro incastro. Sicuramente l’elenco e il prestigio delle opere realizzate da questo gruppo di artisti-teologi testimonia di una capacità di espressione realistica e simbolica all’altezza della più esigente committenza ecclesiastica. 

Il primo impatto con questo lavoro risale a una serie di immagini fotografiche ricevute per posta elettronica più di un anno fa, seguite da una visita alla Fraternità San Carlo con l’esperienza diretta e tangibile dell’opera nei vari momenti liturgici della giornata. Infine, la ricezione di un prezioso volume, La trasfigurazione della materia (Marietti 2011, pp. 115), con scritti di Massimo Camisasca, Jonah Lynch (superiore e vicerettore della Fraternità san Carlo) e dello stesso artista, con un corredo di immagini del fotografo Stefano Ciol, mi ha consentito una comprensione piena sia delle intenzioni dei committenti, sia dei riferimenti teologici dell’autore nel costruire l’impianto scenico. 

Questo mio percorso, cominciato con un certo scetticismo derivato da considerazioni formali (e dal confronto con il repertorio delle attuali avanguardie) è poi  pervenuto a un giudizio più consapevole e positivo. Di pari passo si è evoluta la mia conoscenza del pensiero di Luigi Giussani sulla bellezza.

Una disamina completa dell’opera richiederebbe molte pagine ed è già disponibile nel volume citato. Mi limiterò a dire che si tratta di una grande parete a mosaico realizzata sullo sfondo della cappella della Fraternità e divisa in tre distinti settori: uno ampio, centrale, che raffigura episodi fondamentali dell’Antico e del Nuovo Testamento. Segnatamente, da sinistra a destra, Abramo e Sara ricevono la visita di tre personaggi celesti a Mamre; Maria abbraccia il rotolo di pergamena della Parola che le porge l’Arcangelo Gabriele; Gesù incontra gli apostoli Andrea e Giovanni presso il Giordano. Il settore di sinistra rappresenta due giovani deceduti in un tragico incidente immaginati al fianco di don Giussani. Sono le loro famiglie ad aver donato l’opera al seminario. Infine, all’altra estremità, sono raffigurati san Carlo Borromeo e il beato Giovanni Paolo II, le grandi figure della Chiesa più vicine alla Fraternità. A queste vanno aggiunte altre immagini reali ed allegoriche, e bisognerebbe comunque tener conto della lettura assai più complessa da dare a tutta l’opera nel suo insieme.



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