BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ L’"Avvento" di Omero e Virgilio ci interroga ancora?

Pubblicazione:

William Congdon, Natività, 1960 (immagine d'archivio)  William Congdon, Natività, 1960 (immagine d'archivio)

Se tu squarciassi i cieli e scendessi! L’attesa di tutti gli uomini, anche quelli in apparenza più autosufficienti, è espressa in questo versetto in modo accorato e dolce. È infatti l’attesa di un bene che non si sa produrre da soli e che si aspetta dall’alto.

Rorate caeli desuper et nubes pluant Iustum: così la liturgia fa eco all’attesa del popolo di Israele, nel canto gregoriano che accompagna le settimane che separano dal Natale. Così Virgilio nella quarta bucolica prefigura, secondo i Padri della Chiesa, la venuta di un misterioso bimbo, che essi identificavano con il Salvatore:

 

iam nova progenies caelo demittitur alto...
et durae quercus sudabunt roscida mella.

(già la novella prole discende dall’alto cielo...
e le dure querce stilleranno rugiada di miele).

Abbiamo tre settimane per svegliarci e per cercare i segni di una Presenza che non si è più allontanata dalla storia degli uomini, da quando è discesa nel grembo della Vergine ed è apparsa nel mondo. Quasi un mese per cercarla e invocarla, anche con l’aiuto della poesia: “non è cosa in terra / che ti somigli”.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.