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DIBATTITO/ Barcellona: crisi dello spread o crisi del rancore?

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Durante il New Deal, negli Usa (immagine d'archivio)  Durante il New Deal, negli Usa (immagine d'archivio)

Nel 1973, tuttavia, il mondo fu scosso improvvisamente da una grande crisi petrolifera e fu imposto a tutti i cittadini il divieto di usare l’automobile nei giorni festivi. Fu in un certo senso la prima percezione di massa dei limiti del progresso infinito e delle “magnifiche sorti” dell’economia. Tutti andavamo in bicicletta e la città, nonostante la crisi, viveva dei momenti di gioiosa amicizia. Persone che non si vedevano da mesi si incontravano nelle piazze, e i ragazzini giocavano senza il timore di essere investiti. Sebbene si cominciasse a profilare l’idea di limitare i consumi e ispirarsi ad una nuova austerità, ricordo bene che nessuno degli amici  e dei compagni di quel periodo percepiva la crisi come il sintomo di mutamenti epocali che avrebbero lentamente modificato il nostro modo di vivere e pensare. La crisi era vissuta anzi come un’occasione per rendere concreta la possibilità di un cambiamento che bloccasse l’inarrestabile corsa verso il consumo di tutto ciò che si offriva al nostro sguardo. 

Un riscontro immediato di questo mutamento di prospettiva era dato proprio dal mondo dei bambini che in quel periodo vivevano il rapporto con i regali e con i giocattoli come un dono inaspettato da custodire e conservare. Sembrerà un ricordo banale ma il mondo dei bambini era popolato da bambole, orsacchiotti e da pochissimi oggetti “tecnologicamente avanzati”. Sebbene le tavole imbandite per la notte di Natale e di Capodanno fossero ancora ricche di panettoni e cotechini, la maggior parte delle famiglie trascorrevano i giorni di festa insieme, felici di contribuire con cibi e leccornie preparati in casa. Le grandi pizze siciliane preparate dai nonni erano il massimo della prelibatezza festiva.

Negli anni seguenti, nonostante il lento modificarsi di tutto il mondo circostante, le tradizioni festive venivano rispettate secondo uno schema che sembrava esprimere stabilità e benessere duraturi. Le crisi si succedevano senza produrre sensibili mutamenti del tono dell’umore collettivo che, nonostante le difficoltà che si cominciavano a manifestare specie nella ricerca di un lavoro per le nuove generazioni, si manteneva fiduciosamente aperto verso il futuro. Ciascuno di noi in fondo pensava di poter assicurare ai propri figli un miglioramento rispetto alla propria storia familiare. 

Ancora attorno agli anni ottanta, sebbene fosse già cominciato un colossale indebitamento dello Stato, la prospettiva che la vita avrebbe offerto ai giovani nuove chance e nuovi orizzonti non era messa in dubbio da nessuno. Passeggiando per i viali del parco cittadino immaginavo che i miei figli crescendo si sarebbero affermati e sarebbero rimasti vicino a me per il resto dei miei giorni. L’idea della trasmissione del testimone era un punto fermo dello sguardo che ciascuno di noi aveva verso il futuro. Oggi due dei miei tre figli sono andati lontano dall’isola, che non offre più alcuna prospettiva e ci vediamo soltanto per le feste comandate. 



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COMMENTI
13/01/2012 - Come superare la crisi ? (Daniele Prof Pauletto)

"Come? Non lasciando nessuno da solo. Ascoltandoci tutti, anche quelli che, secondo la logica borghese e giustizialista, non se lo meriterebbero. Non bisogna lasciare nessuno da solo"

 
30/12/2011 - sano realismo (vincenzo ioculano)

Nella Santa Messa del Santo Natale, nell'omelia il mio parroco ad un certo punto ha detto che la nostra felicità non dipende dall'andamento dello spread, come ci vogliono farci intendere, ma da quel Bambino che è nella mangiatoia. Auguri