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DIBATTITO/ Barcellona: crisi dello spread o crisi del rancore?

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Durante il New Deal, negli Usa (immagine d'archivio)  Durante il New Deal, negli Usa (immagine d'archivio)

Intorno agli anni novanta la caduta del muro di Berlino segnò un momento di euforia collettiva, e illustri pensatori affermarono con grande sicurezza che l’intero pianeta si apprestava a vivere una nuova epoca di pace e serenità. L’entrata dell’euro, che costò parecchi sacrifici economici ai cittadini italiani, fu largamente ricompensata da una idea di nuova fraternità fra i popoli europei che avrebbe aperto la strada ad una nuova visione del progresso, più equa e più solidale. Lentamente, però, subentrò nello spirito di tutti il senso di una delusione fatale, insieme alla percezione che qualcosa non funzionava più nel rapporto fra istituzioni e cittadini, e che stava cominciando un’epoca caratterizzata da inimicizia ed esclusione reciproca. 

Dal ’94 in poi è penetrato nell’animo collettivo un forte sentimento di rancore e di invidia che ha prodotto frantumazione sociale, disgregazione e disfacimento di ogni spirito di gruppo capace di dar spazio al manifestarsi del senso dell’amicizia e del gusto dello stare insieme. 

Mentre la scena mondiale seguiva i sussulti di guerre regionali senza comprensibili ragioni, e l’11 settembre del 2001 inaugurava il tempo degli attacchi terroristici e della paura del nemico invisibile, impersonato sempre più da ogni estraneo o straniero che fosse, si veniva realizzando un’enorme privatizzazione della vita umana. Ciascun individuo rompeva tutti i legami esterni con la sfera pubblica e sociale per rinchiudersi nella propria esistenza spesso addirittura solitaria. La stessa vita di coppia, che sembrava l’ultimo residuo di un’alleanza possibile fra esseri umani, veniva progressivamente precarizzata fino a quanto accade all’attuale generazione che non sembra avere più alcun desiderio di vivere con un partner e di avere dei figli. 

Tra il 2007 e il 2008 esplode la grande crisi economica che stiamo oggi drammaticamente vivendo. Gli aspetti economici di questa crisi sono giornalmente testimoniati dai notiziari che continuamente aggiornano le nostre informazioni sui crolli di borsa e sulla crescita del debito pubblico. Persino le persone meno acculturate si chiedono affannosamente come finirà, e lentamente entra nel senso comune uno spirito depressivo di rassegnazione e rinuncia a lottare. 

Ciò che sento profondamente mutato rispetto a tutte le altre esperienze di crisi, compresa la guerra da cui ho preso le mosse, è proprio questo umore collettivo che esprime in ogni circostanza apatia e sconforto. Ciò che sento attorno a me è infatti l’idea che nessuno è più in grado di governare la propria vita verso un progetto duraturo, e che nessuno, allo stesso tempo, si fida più degli altri come compagni di una stessa avventura. 



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COMMENTI
13/01/2012 - Come superare la crisi ? (Daniele Prof Pauletto)

"Come? Non lasciando nessuno da solo. Ascoltandoci tutti, anche quelli che, secondo la logica borghese e giustizialista, non se lo meriterebbero. Non bisogna lasciare nessuno da solo"

 
30/12/2011 - sano realismo (vincenzo ioculano)

Nella Santa Messa del Santo Natale, nell'omelia il mio parroco ad un certo punto ha detto che la nostra felicità non dipende dall'andamento dello spread, come ci vogliono farci intendere, ma da quel Bambino che è nella mangiatoia. Auguri