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DIBATTITO/ Barcellona: crisi dello spread o crisi del rancore?

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Durante il New Deal, negli Usa (immagine d'archivio)  Durante il New Deal, negli Usa (immagine d'archivio)

Questi aspetti per così dire “umorali” della crisi non sono purtroppo presenti nel dibattito pubblico, che continua aridamente a proporci numeri e percentuali. E invece sono convinto che l’aspetto più drammatico della crisi che stiamo attraversando è questo diffuso senso di smarrimento, questa impossibilità di rompere il cerchio dell’isolamento e di unirsi ad altre persone per costruire insieme, qui ed ora, qualcosa che possa produrre un risultato positivo per tutti. Più aumenta il senso della crisi e più gli individui si rinchiudono nella propria solitudine a macerare amarezza e delusione senza trovare la forza di reagire. Nessuno dei governanti del nostro Paese, dell’Europa e del mondo si rende conto che una così massiccia deprivazione del governo della propria vita può produrre proteste insensate e violenze improvvise non controllabili, giacché l’esperienza storica insegna che gli uomini possono anche accettare riduzioni delle proprie risorse economiche ma non riescono a gestire il senso di annichilimento della propria persona. 

Mio padre mi raccontava sempre com’era stata devastante in Europa la crisi degli anni trenta, e mi ha lasciato in ricordo una banconota di mille marchi che il nonno aveva acquistato, convinto di assicurare una ricchezza ai propri figli. Come tutti sanno, il fallimento del marco tedesco produsse una catastrofe umana di dimensioni inaudite, e per acquistare un chilo di pane era necessaria una valigia piena di marchi. Conservo quella banconota e cerco di immaginare cosa provò la famiglia di mio padre quando tutti i risparmi del nonno si ridussero a pura carta da macero. La risposta a quella crisi, come ogni tanto qualcuno ricorda, non fu economica ma psicologica e politica e aprì le porte in Italia e in Germania al nazismo e al fascismo che, come ha scritto Wilhelm Reich, furono un modo perverso di uscire collettivamente dalla depressione di massa. 

Mentre la crisi degli anni trenta infiammava l’Europa fino all’esplosione di un conflitto mortale, in altri Paesi dell’Occidente nasceva il New Deal che resta, fino a prova contraria, la migliore esperienza di uscita dalla crisi attraverso la valorizzazione della vita e delle capacità di tutti gli individui che si trovano allo stremo. In America si arrivò al paradosso di retribuire con uno stipendio statale contadini che facevano al mattino buche in terra per ricoprirle alla sera. Attività economicamente inutili, almeno in apparenza, ma socialmente capaci di rimotivare gli uomini e le donne a vivere e lavorare. 

Questo racconto, che è diventato oramai un emblema delle politiche economiche keynesiane, mostra quanto sia rilevante per uscire dalla crisi l’umore collettivo di un popolo. Credo infatti che quando si attraversa una fase di crollo dell’economia come questa non ci sono ricette economiche per venirne fuori ma occorre un grande sforzo di rimotivazione collettiva che rimetta in campo la fiducia verso gli altri come risorsa fondamentale. Per vincere la crisi ci vuole anche più amicizia.



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COMMENTI
13/01/2012 - Come superare la crisi ? (Daniele Prof Pauletto)

"Come? Non lasciando nessuno da solo. Ascoltandoci tutti, anche quelli che, secondo la logica borghese e giustizialista, non se lo meriterebbero. Non bisogna lasciare nessuno da solo"

 
30/12/2011 - sano realismo (vincenzo ioculano)

Nella Santa Messa del Santo Natale, nell'omelia il mio parroco ad un certo punto ha detto che la nostra felicità non dipende dall'andamento dello spread, come ci vogliono farci intendere, ma da quel Bambino che è nella mangiatoia. Auguri