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150 ANNI/ Perché l’"identità italiana" è una questione ancora aperta?

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Sono eventi che meritano un approfondimento e che però ci conducono forse oltre il libro di Negri, il cui messaggio di fondo, come ho già detto, risiede non nella riproposizione di una vecchia (e non per questo del tutto sbagliata) polemica, e nemmeno nell’auspicio di una riconciliazione della memoria, ma nell’essere uno strumento di lavoro per l’oggi.

A essere in gioco, nel dibattito sul Risorgimento, non sono soltanto le ragioni del cattolicesimo dell’Ottocento e nemmeno soltanto le ragioni del cattolicesimo del nostro tempo, ma la questione ben più importante di quale siano la verità e il fondamento del giusto rapporto tra l’uomo e i poteri a lui superiori, una domanda della quale è quasi superfluo sottolineare l’attualità: “Se fondamentale per la democrazia è il riconoscimento di un ethos originario, il rispetto e la promozione delle differenze, hanno più favorito la democrazia i cosiddetti padri del Risorgimento, coloro che hanno identificato la loro parte con il tutto, o Pio IX, che ha affermato l’esistenza di differenze radicali, di una distanza incolmabile tra la cultura e la tradizione cattolica da una parte e la cultura e la tradizione liberale di stampo laicista dall’altra?” (p. 102).



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