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RUSSIA/ Archangel’skij: la grande battaglia sull’educazione che divide la società russa

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Cultura umanistica o solo religione Il problema è come si pone di fronte a tutto ciò la comunità dei credenti. La reazione è di questo tipo: cosa succede alle materie secolari, letteratura, storia, arte, non è affar nostro. Invece è affar nostro trovare una strada indiretta per entrare nello spazio della scuola. Infatti legalmente non si può, la Costituzione non permette di insegnare i fondamenti di una religione nella scuola pubblica. Così si preme per l’introduzione di una materia facoltativa che nelle regioni a maggioranza russa si chiama «fondamenti di cultura ortodossa», e nelle regioni a maggioranza islamica come il Tatarstan «fondamenti di cultura islamica». A prima vista, cosa c’è di male? Tanto più che il nuovo libro di testo dei Fondamenti di cultura ortodossa curato dal protodiacono Andrej Kuraev è di buon livello, decisamente meglio di tutti i precedenti.

Ma se consideriamo attentamente come avviene tutto questo, ci accorgiamo di una cosa molto importante. La maggioranza dei sacerdoti considera la cultura come un insieme di determinati argomenti: se uno scrittore scrive della Chiesa e dei preti è un bravo scrittore, se invece scrive della natura, di una crisi familiare o dei tormenti dell’intellettuale non si capisce a cosa serva. Se prendiamo i concorsi per bambini che si organizzano anche nelle parrocchie migliori, sono sempre concorsi monotematici: disegna una chiesa, disegna un sacerdote, disegna la vita di un monastero, scrivi una poesia sul prete, sulla chiesa, sul monastero. Questo perché non si capisce che la cultura non è un complesso di argomenti, ma un fenomeno dal contenuto affettivo. L’arte parla della fede e del significato non necessariamente in modo diretto, ma lo fa testimoniando una percezione della vita, trasmettendo esperienze interiori profonde che formano appunto la personalità umana, e con ciò stesso parlano della presenza di Dio nella nostra vita.

Per la stessa via monotematica la Chiesa cerca di entrare nello spazio della scuola pubblica. Lo Stato da una parte si oppone, dall’altro volutamente cede. Perché fa così? Perché l’unico ambito di materie in cui si possono inserire i «fondamenti di cultura ortodossa» è quello umanistico. Non dispiace sacrificarlo, per il governo non è altro che moneta di scambio; la concezione tecnocratica della scuola non permette di capire la sostanza antropologica delle materie umanistiche. Ovvero: perché non ridurre ulteriormente letteratura e storia per venire incontro alla Chiesa, e poi in cambio chiederle un piccolo sostegno politico in più... A nessuno importa che i Fondamenti di cultura ortodossa non abbiano una propria specificità di contenuto. Sappiamo che cos’è il catechismo, sappiamo che cos’è la letteratura. Ma cosa siano la cultura islamica presa separatamente, o la cultura ortodossa presa separatamente non è molto chiaro. Dei chiarimenti supplementari a testi che parlano della Chiesa? Istruzioni su come avvicinarsi all’icona? Oppure delle opere «di argomento religioso» artificiosamente espunte da loro reale contesto letterario? Perché non si possono fare queste stesse cose – spiegare la specificità dell’icona, commentare i temi ecclesiastici e biblici – all’interno di una lezione di letteratura, di arte, di storia? Tanto più che l’esperimento finirà molto probabilmente così: che le scuole sceglieranno dei surrogati di più semplice insegnamento, tipo «storia delle religioni» (questo si può fare). I Fondamenti verranno scelti da una minoranza, e le ore che vi erano assegnate non verranno restituite alle materie umanistiche.



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