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RUSSIA/ Archangel’skij: la grande battaglia sull’educazione che divide la società russa

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Fra l’altro, la persona che non sviluppa la sfera estetico-affettiva fa più fatica a capire e ad accettare la profondità della fede. Se oggi voi parlate con un alunno delle scuole elementari russe, lo spettro delle sue emozioni si riduce a quattro parole: bene, male, triste, allegro. In più: triste equivale a male, e allegro a bene. Una persona con questo bagaglio emotivo «bipolare» poi farà fatica a recepire tutta la complessità e policromia della fede e allora cadrà nella tentazione di diventare cristiana non per aver sperimentato la libertà della fede, ma per un senso di appartenenza a un’organizzazione ecclesiastica esteriore. Mi sembra essenziale che gli uomini di Chiesa capiscano che la sfera estetica forma la personalità umana, che è una via per portare l’uomo a se stesso attraverso la ricerca della bellezza e dell’armonia. E che invece di dare una mano allo Stato nello spingere la letteratura, la storia, la cultura artistica universale ai margini del processo formativo, sostengano la vocazione umanistica della scuola.

Il passo successivo dovrà essere quello di rinunciare ai giochetti dietro le quinte, perché abbiamo già perso se incominciamo a fare i furbi. E dobbiamo riconoscere onestamente che noi non vogliamo il surrogato dei Fondamenti di cultura ortodossa, ma la possibilità che la Chiesa abbia diritto di cittadinanza legale nella scuola. Noi usiamo i “Fondamenti” come manovra diversiva, mentre in realtà vogliamo l’introduzione ufficiale del catechismo nella scuola pubblica.

 

Aprirsi alla cultura – Se guardiamo dal punto di vista pragmatico e razionale, oggi non c’è la minima possibilità di riuscirci. Ma il paradosso è appunto questo, che sul piano del calcolo, del cinismo e del pragmatismo siamo sicuramente più deboli. Noi siamo più forti là dove inizia l’impossibile. Per arrivare a far sì che la religione entri ufficialmente nella scuola pubblica russa senza trucchi (nel rispetto dei diritti dei non credenti e delle altre confessioni) ci vorranno decine d’anni, forse, ma sarà una via onesta e diritta. Ma se si realizzerà, non provocherà scismi né la distruzione della cultura umanistica. Per intanto, non dobbiamo fare come la volpe della fiaba russa, che prima chiede di passare la notte in casa della lepre, e poi la sbatte fuori di casa. Ma dobbiamo piuttosto sostenere l’insegnamento umanistico nella nostra scuola.

Se non altro per il semplice fatto che, appartenendo alla cultura russa, essendo educati sulla letteratura russa, è impossibile essere veramente atei. Ad esempio, sappiamo che Afanasij Fet si riteneva ateo. Ma leggendo le sue poesie ci accorgiamo che il linguaggio stesso della cultura lo conduce là dove non c’è posto per il suo ateismo.

 

Sul mucchio di fieno in una notte del sud

Giacevo volto al firmamento,

E il coro degli astri, vivo e concorde,

Sparso tutto intorno, ammiccava.

La terra, muta come un sogno inquieto,

Fuggiva via nell’ignoto;

Ed io, come primo abitatore del paradiso,

Io solo, vidi la notte in faccia.

 

E seguendo la poetica profondamente religiosa dell’ateo Fet, l’anima dello studente arriva, alla fine, là dove vorrebbe attirarlo un buon catechista.



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