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IMMACOLATA/ P. Lepori (cistercensi): chi salverà la nostra umanità ferita?

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Raffaello, Madonna Sistina, 1513-14  Raffaello, Madonna Sistina, 1513-14

Salve Regina, madre di misericordia,

vita, dolcezza e speranza nostra, salve.

A te ricorriamo, esuli figli di Eva;

a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.

Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.

E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno.

O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!

 

In tutti i monasteri cistercensi del mondo, cantiamo ogni sera il Salve Regina. Attraverso le nostre preghiere, vogliamo essere ascoltati da Dio, da Maria, dai Santi e dagli Angeli. Ma ogni preghiera della Chiesa è fatta anche per essere ascoltata da noi stessi, per imparare a pregare, per imparare a vivere secondo la fede. 

Mediante il Salve Regina, affidiamo la nostra giornata e la nostra vita, e la notte che comincia, all’intercessione della Madre di Dio. Poiché si rivolge alla Madre, è una preghiera di fiducia, una fiducia ben fondata, perché Maria è Madre e Regina, ha un potere, un’autorità unica in Cielo, presso Dio, perché è la Madre di Dio, la Madre del Re. 

Tutti i titoli e le qualità che questa preghiera attribuisce a Maria si fondano sulla sua Maternità divina. Gesù è «il frutto benedetto del suo seno», e, in quanto Madre di Gesù, Maria è Madre di misericordia, il che può intendersi anche: Madre della Misericordia. Poiché Maria è Madre di Dio, Madre di Gesù, Madre della Misericordia, è la nostra migliore Avvocata, nel senso innanzitutto letterale: colei verso la quale va la nostra invocazione (ad-vocata), ma anche nel senso che ci saprà difendere, che difenderà la nostra causa, nel migliore dei modi. Con lei, mediante lei, siamo sicuri di averla vinta, anche con Dio. Che cosa potrebbe rifiutare Gesù a sua Madre, il Padre alla sua Figlia prediletta, lo Spirito alla sua Sposa? 

Così possiamo rivolgerci e affidarci a lei in tutta la miseria della nostra umanità, e con tutte le miserie di tutta l’umanità. Ci rivolgiamo a lei in quanto «figli di Eva». La nostra prima madre ci ha esiliati dal Paradiso verso una «valle di lacrime». Maria è la nostra nuova Madre in quanto Madre del Redentore, e il fatto di lasciarci generare di nuovo da lei, ci fa risalire dalla valle delle lacrime e dell’esilio verso la visione di Gesù, il nostro vero e definitivo Paradiso. 

Tutto ciò accade nell’ambiente materno che Maria crea intorno a noi, nella Chiesa. Il Salve Regina insiste sui termini della dolcezza, della clemenza, della misericordia, della consolazione. Noi gridiamo, gemiamo, piangiamo, ma la Madre acquieta, consola, abbraccia. 

Ciò può sembrare sentimentale, ma solo a chi non ha mai sentito o voluto sentire, ed ascoltare, in sé e negli altri, il grido dell’umanità ferita, esiliata, peccatrice, il grido della nostra miseria. Non appena si sperimenta un poco il dramma della condizione umana, non si percepiscono più le parole e le espressioni del Salve Regina come sdolcinate, perché si comprende che niente è più necessario all’uomo ferito della dolce e misericordiosa maternità di Maria. 

Ora, tutto ciò Maria ce lo dice con il suo sguardo, con i suoi «occhi misericordiosi». Gli occhi misericordiosi di Maria ci mostrano la Misericordia di Dio, il Dio di Misericordia: Gesù. Se Maria volge verso di noi i suoi occhi misericordiosi, noi vediamo in essi, come in uno specchio, il Cristo misericordioso. Nello sguardo di Maria, vediamo lo sguardo di Gesù. 

In Maria troviamo uno sguardo che risponde al grido della nostra miseria, al gemito della nostra miseria, quel grido che si leva in noi nella valle di lacrime in cui ci troviamo. Siamo in basso e sospiriamo verso qualcosa che ci alzi, che ci faccia salire e uscire. L’immagine della valle di lacrime esprime una condizione di abbassamento e di chiusura. È la stessa condizione descritta da Dante all’inizio dell’itinerario della Divina Commedia.



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