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IDEE/ Barcellona: cosa c'entra il dolore con la democrazia?

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Disordini a Milano (Imagoeconomica)  Disordini a Milano (Imagoeconomica)

In un articolo apparso sul domenicale del Sole 24 ore, intitolato Morire di depressione, Gilberto Corbellini attacca con una inaudita virulenza il volume recentemente pubblicato di Aldo Bonomi ed Eugenio Borgna, i quali, in modo per certi versi paradossale, mettono in luce gli aspetti anche positivi dell’esperienza dolorosa della depressione. In sostanza Corbellini accusa i due autori di chiacchiere superstiziose e antiscientifiche che tendono a dare del dolore psichico una interpretazione non interamente riducibile ai meccanismi del funzionamento cerebrale acquisiti oramai dalle neuroscienze come prova inconfutabile del carattere organico di tutti i disturbi della psiche, compresa la depressione che oggi viene considerata il male del secolo.

L’articolo di Corbellini si colloca peraltro in un numero del domenicale nel quale si fa l’apologia dell’opera di Lucrezio, De Rerum natura che, anticipando la rivoluzione moderna, ha liberato gli uomini oppressi dalla superstizione religiosa offrendo per la prima volta nella storia umana una comprensione razionale dell’universo basata su leggi di natura: “atomi e vuoto consentono l’aggregazione e la dissoluzione dei corpi senza che gli dei possono in alcun modo interferire con i processi fisici”.

Sono convinto, e l’ho ribadito più volte, che nella situazione contemporanea è in atto un’offensiva materialistica, improntata al neonaturalismo delle neuroscienze, che tende a neutralizzare ogni dimensione spirituale e psichica dell’agire sociale umano, offrendo al pubblico inconsapevole una spiegazione “scientifica”, oggettiva e deresponsabilizzante di ogni evento umano che abbia a che vedere con la sofferenza, ma anche con la libertà di scegliere.

L’argomento è dunque di grande attualità e rilevanza pubblica giacché, per trarre subito le conseguenze immediate di una tale visione dell’essere umano come meccanismo biologico ed interamente fisico, è evidente che tutte le riflessioni sulla tragica crisi che sta attraversando l’Occidente possono ridursi al ritardo culturale che impedisce di riconoscere l’oggettività delle leggi economiche. La società degli atomi di Lucrezio è un mondo interamente riducibile a leggi di natura che possono essere acquisite cognitivamente da tutti e che distruggono ogni spazio politico per le decisioni e le scelte degli esseri umani e, allo stesso tempo, cancellano ogni spazio mentale all’interno del quale soltanto può essere immaginata una libertà e una responsabilità individuale rispetto ad alternative possibili. Tutte le cose di cui discutiamo e intorno alle quali cerchiamo di confrontarci non hanno alcun senso, giacché il governo della vita è oramai interamente affidato al sapere scientifico che promette di condurci alla felicità del paradiso terrestre epicureo. Che significato possono avere la democrazia collettiva e la libertà individuale se il funzionamento del mondo e della società è interamente iscritto in un codice fisico che può essere conosciuto attraverso il rapporto di causa ed effetto tra un evento e le sue conseguenze materiali? Siamo arrivati al punto in cui possiamo delegare ai neuroscienziati e agli esperti di tecnologie sociali il potere di governare le nostre vite e le nostre relazioni interpersonali?



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