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IL CASO/ Blair e Ghazi di Giordania: per esser tolleranti bisogna rinunciare alla fede?

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L'ex premier britannico Tony Blair (Imagoeconomica)  L'ex premier britannico Tony Blair (Imagoeconomica)

L’operazione di Blair amplia i confini del campo in cui la religione può muoversi ma non la concezione essenziale, ritenedo che essa debba ritrarsi un poco, rinunciare a questa sua pretesa, per diventare tollerante. Salvo poi scoprire che la tolleranza così intesa diventa a sua volta una verità totale, che crea da un lato il rifiuto da parte di chi la considera un’eredità di una sola religione (il cristianesimo) e dall’altro gli intolleranti della tolleranza, sull’esempio di Locke che invitava alla tolleranza universale salvo che per... i cattolici in questo caso (ma c’è sempre un “salvo che” per ogni caso). Il problema è che per essere tolleranti davvero bisogna almeno pensare di conoscere la verità (e lo sanno e lo fanno anche quelli che professano la verità del “non c’è nessuna verità”), cioè capire che l’altro ha sempre un frammento del vero e che lo si può riconoscere perché si sa com’è fatto.

Se la ragione è inevitabile sete di verità universale, diventa più interessante la seconda parte dell’articolo. Gli autori invitano a compiere un gesto concreto verso un credente di un’altra religione. Messa nei termini in cui abbiamo detto, l’invito dovrebbe essere più o meno tradotto così: “io ti invito a cena lasciando perdere la mia pretesa alla verità di ciò in cui credo e per cui vivo”, come a dire “io ti invito a cena dimenticando per oggi di essere me stesso e facendo finta di non pensare che sia del tutto vero ciò che credo vero”. Davvero vorremmo venire ospitati in questo modo?

Ho una proposta alternativa per Blair e il principe giordano: riconoscendo che la ragione e la religione pretendono (giustamente o ingiustamente) di conoscere la verità, non potremmo fare la settimana dove ciascuno fa un gesto verso un credente di un’altra religione per dimostrargli che la propria fede è la verità per tutti? La settimana del World Interfaith Show and Teach: mostrami la bellezza della tua fede per cui essa dovrebbe essere riconosciuta da tutti. Resterebbe una causa persa, ma non si mortificherebbe la ragione di chi crede (anche di crede alla non credenza).
Il gesto per l’armonia lo farò, ma dall’anno prossimo si potrebbe fare un passo in avanti, almeno sulla ragione. Sarebbe bello discuterne, anche con Blair e il principe Ghazi.
 



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