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SCOPERTE/ Giovanni Belzoni, l’idraulico che cambiò la storia dell’Egitto

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Egitto, la piramide di Giza (Imagoeconomica)  Egitto, la piramide di Giza (Imagoeconomica)

In quel tempo l’Egitto era una miniera d’oro. E Giovanni Belzoni ci si buttò a capofitto con tutto il cuore. Scavò e scoprì reperti e monumenti importantissimi, cambiò la storia dell’archeologia. Ebbe un grande coraggio, perché le spedizioni costavano molti soldi, infatti si indebitò pesantemente, e fu forte nel carattere, oltre che nel fisico: fu uno dei primi archeologi a rendersi conto di dove si trovasse, di chi era la gente che lo circondava, in quei luoghi. Intuì che poteva ricavare il massimo dai suoi collaboratori, se si fosse “integrato” nell’ambiente in cui si trovava: si fece crescere la barba, si vestì con abiti locali, imparò l’arabo e si fece rispettare dalle maestranze alle sue dipendenze, perché aveva capito, come nessun altro europeo aveva capito, che per entrare in contatto con il passato degli egiziani, doveva prima entrare in contatto con il loro presente.

Fu rispettoso dei reperti: laddove gli altri portavano via pezzi interi di monumenti da esporre nelle capitali europee, lui eseguiva calchi e descriveva nei suoi scritti con precisione ciò che aveva scoperto e catalogato. Non cedette mai all’illusione mistica di un Egitto soprannaturale, ma fu serio e meticoloso nel raccontare ciò che vedeva e nello studio di questa scienza pionieristica. E gli studi gli dettero ragione: della piramide di Chefren, una delle tre grandi piramidi della Piana di Giza, tutti dicevano che era impossibile da penetrare, poiché massiccia, priva di camere.

Belzoni, tuttavia, era convinto che una o più camere esistessero. Aveva studiato a fondo e con passione la grande piramide di Cheope, e la sua caparbietà nel confrontare i monumenti dischiuse la porta sui segreti nascosti al loro interno: alla fine infatti, nel marzo del 1818, trovò l’ingresso della piramide di Chefren e fu celebrato in Inghilterra e in tutta Europa. anche se non era il primo ad entrare nella piramide, tanto che le camere erano spoglie e depredate da tempo, decise di apporre la sua eterna, grande firma a caratteri cubitali, scritta con il nerofumo, che ancora oggi i visitatori possono leggere nel corridoio della piramide: “Scoperta da G. Belzoni, 2. mar. 1818”.
 



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COMMENTI
16/02/2011 - giganti della storia (Antonio Servadio)

Non ne sapevo nulla. Giganti della storia come questo signore appassionato emergono solo nelle fasi iniziali di qualcosa. Poi subentra lo schiacciasassi della specializzazione, la vittoria del metodo sulla motivazione, producendo una messe di persone volonterose, meticolose, scolarizzate, e talmente imbrigliate dal percorso formativo e dall'organizzazione del lavoro, da essere impossibilitate ad esprimere (qualora ne fossero dotate) creatività, immaginazione, innovazione.