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LETTURE/ L'ennesima lezione di Yeats? E' dalla poesia che nasce la fabbrica

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William Butler Yeats (1865-1939)  William Butler Yeats (1865-1939)

“Non è un Paese per giovani” il nostro, suggerisce il titolo di un libro recente di Elisabetta Ambrosi e Alessandro Rosina sull’odierna esperienza giovanile (Marsilio, 2009). “Non è un Paese per vecchi” l’Italia, sembra al primo replicare un secondo “squillo di tromba” - questa volta di Franco Morganti - dedicato al rapporto tra “tv digitale e poca concorrenza”, pubblicato dal Corriere della Sera il 13 Dicembre 2010. Sciolta da tale antinomica declinazione, l’idea - apparentemente deprimente - che “siamo un paese per vecchi” è, invece, stata ad esempio elaborata, da un lato, in senso almeno parzialmente positivo ad opera di Nunzia Penelope in un pezzo sulla “formidabile” gerontocrazia dell’italica classe politica (Il Foglio, 5 luglio 2009); dall’altro, in senso decisamente negativo da Arrigo Sacchi in una riflessione sulle nostrane sorti calcistiche dopo la firma del suo contratto biennale di coordinatore delle nazionali giovanili (La Repubblica, 6 agosto 2010): “L'Italia non crede nei giovani, il nostro è un paese per vecchi”.

Sono queste solo alcune delle numerose varianti interpretative di una formula assai ricorrente di questi tempi, e con buona ragione. Tuttavia, quando si cerchi di sondare la consapevolezza della fonte e della veste originaria di tale formula presso la cosiddetta opinione pubblica (troppo di frequente sbrigativamente sazia in materia di cultura), si scoprirà che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli interpellati che ne hanno (auspicabile) contezza si appiattiscono sul riferimento immediato al fortunato film dei fratelli Cohen (2007; versione italiana, 2008) - poche essendo sia le indicazioni dell’omonimo romanzo (2005) del novelist statunitense di lontane origini irlandesi Cormac McCarthy (1933-), sia la precisa menzione del Nobel irlandese 1923, William Butler Yeats (1865-1939), come facitore poetico dell’originario verso That is no country for old men.

Già, perché di un verso si tratta, e non di un verso qualunque: il primo dell’arcinota “Sailing to Byzantium” - da intendere con Gabriele Baldini (1967) come “Veleggiando verso Bisanzio”, please! - che inaugura la straordinaria raccolta poetica The Tower (1928). “That is no country for old men”, ovvero “quello non è un paese per vecchi”: vi spiccano l’indicazione prossemica di quel “that” che crea un’incolmabile distanza rispetto all’anziano Io poetante del testo; la spietata nettezza antropologica di un orizzonte tempo-spaziale (Bisanzio, appunto) che si sottrae all’esperienza, a un’intera età della vita, la vecchiaia, senza appello; soprattutto, rispetto ai limitati obiettivi di questo breve articolo, le multiformi implicazioni del sostantivo “country”, innanzitutto geografiche ma, di conseguenza, anche storiche, sociali, politiche, istituzionali, economiche, ecc.



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