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MERCATO/ Non bastano le buone intenzioni a fare un’impresa etica

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il principio del bene comune è perseguibile nella realtà delle cose tramite “strumenti-principi” che ne costituiscono da un lato una sorta di corollario, e dall’altro un viatico di operatività.
Ci riferiamo al principio di solidarietà per cui un’azione è rivolta al bene comune proprio perché “solidalmente” coinvolge tutti gli interessati a cui l’azione è rivolta. Ci riferiamo al principio di reciprocità che richiama non a un astratto principio di giustizia, ma ad un più realistico principio di equità. Ci riferiamo al principio di sussidiarietà così come da von Nell-Breuning è stato concepito alla luce delle encicliche sociali Rerum Novarum e Quadragesimo Anno, ovvero alla circostanza che i cittadini possano associarsi per perseguire risultati volti al bene comune con proprie strutture aziendali profit e non profit.

Da quanto detto, ne risulta che se la “responsabilità sociale d’impresa” non è ricondotta nel binario etico del bene comune essa diviene un’astratta posizione intellettuale e non partorisce fatti che concretamente toccano l’interesse dell’uomo e del suo cuore. Quest’ultimo è quel “di più” che consiste nel “dono”, atto completamente sconosciuto all’astratto e pernicioso homo oeconomicus.



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