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150 ANNI/ Quella vecchia "disputa" sulle tasse che spiega l'Italia di oggi

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Napoli, la galleria Umberto I (Imagoeconomica)  Napoli, la galleria Umberto I (Imagoeconomica)

L’unico studioso e ministro delle Finanze che seppe meglio interpretare i mutamenti dell’economia fu Scialoja, che si ispirò, per le sue riforme, ad alcuni principi nuovi: 1) semplificazione del sistema tributario; 2) separazione della finanza statale da quella locale; 3) imposizione di più tasse e meno imposte in modo che il contribuente avesse più chiara la corrispondenza fra tributo pagato e servizio ricevuto; 4) colpire il reddito complessivo dei contribuenti e non i singoli redditi. Erano gli stessi principi che ispiravano la scienza delle finanze di Nitti. Egli infatti definì bella l’Imposta di Ricchezza Mobile pensata da Scialoja, che colpiva con un’aliquota più bassa il reddito derivato dal lavoro e con aliquota più alta quello derivato dai capitali.

I ministri dei primi anni dell’unificazione non crearono un sistema tributario giusto che tenesse conto delle differenze fra l’economia delle diverse regioni unificate. Dalla confusione i più danneggiati furono i meridionali, che videro aumentare la pressione tributaria e furono costretti a farsi carico, con l’unificazione dei debiti degli stati preunitari, dell’elevato indebitamento piemontese. Così dall’unificazione ebbero vantaggi le regioni del Nord più avanzate dal punto di vista industriale e coscienti della conseguenza di una politica liberistica.

I parlamentari napoletani si ribellarono ai tributi ingiusti per il Sud, ma non furono ascoltati. I contadini si ribellarono con il brigantaggio, ma furono repressi con la forza, per cui, sfiduciati, emigrarono all’estero, lasciando nel Mezzogiorno vecchi, donne e bambini incapaci di fare fronte ad un mercato sempre più “globalizzato”. La politica, dopo la prima guerra mondiale, non riuscì a rimuovere le ingiustizie dei primi decenni dell’unificazione. Così, mentre oggi il processo di allargamento del mercato sta riducendo il divario esistente fra i paesi poveri e quelli ricchi, al momento dell’Unità il processo di “globalizzazione” finì per ampliare inesorabilmente il divario fra il Nord e il Sud del paese.

(Francesco Balletta)



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