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LAICITA’/ Il nuovo liberalismo di Cameron? Una ricetta perdente

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Il premier inglese David Cameron (Ansa)  Il premier inglese David Cameron (Ansa)

Durante una recente conferenza sulla sicurezza il premier britannico Cameron ha denunciato il fallimento del “multiculturalismo di Stato”, la teoria secondo la quale, poste un minimo di leggi identiche per tutti, ciascuno può comportarsi, e in alcuni casi giudicarsi, secondo la propria cultura originaria. Si tratta dell’incrocio fra uno stato minimo liberale - dove libertà significa poter fare ciò che si vuole senza arrecare danno agli altri - e la teoria multiculturalista, secondo la quale non c’è cultura che possa arrogarsi il diritto di essere migliore. Infatti, si dice, non c’è una verità in base alla quale poter dare dei giudizi di valore.

Cameron denuncia il fallimento di questa dottrina come del suo opposto: l’identificazione di tutte le culture “altre”, in particolare di quella islamica, con l’estremismo e dunque con un potenziale nemico. Non c’è una guerra di religioni o di culture, ha detto il premier inglese. L’estremismo è un’ideologia mentre la religione islamica è tutt’altro.

Facile concordare. Sia le posizioni della sinistra soft sia quelle della destra conservatrice producono solo il risultato di accrescere le distanze, di farci vivere “segregati” gli uni dagli altri, fomentando rispettivi odi e pregiudizi, che possono sfociare in violenze ideologiche. Nelle parole di Cameron, esse sottolineano solo che “non siamo riusciti a fornire una visione della società tale per cui uno dovrebbe desiderare di farne parte”.

Il problema è la pars construens. Cameron vuole un liberalismo “muscolare”, cioè non uno stato minimo con l’unico valore della tolleranza, ma uno stato che proponga i suoi valori, che, a suo avviso, consistono in un certo nucleo di credenze: libertà di parola e di culto, democrazia, stato di diritto, parità di diritti indipendentemente da razza, sesso o genere. E conclude: “Per appartenere a questo posto devo credere in queste cose”.

L’affermazione crea questioni di contenuto e di metodo. La prima: è proprio il contenuto intrinseco di questi valori a generare il problema. Se c’è libertà di parola, c’è anche libertà di parola per il terrorista; se c’è libertà di culto, c’è anche per l’estremista; il diritto difende l’innocenza e la privacy anche di chi è potenzialmente pericoloso; la democrazia ne difende lo spazio pubblico; la parità non permette di subordinare oltre che le persone, le culture e le religioni.
 



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