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LETTURE/ Sarajevo, 1992: il "miracolo" della piccola Malina

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Autoblindo italiano per le strade di Sarajevo, 1996 (Imagoeconomica)  Autoblindo italiano per le strade di Sarajevo, 1996 (Imagoeconomica)

Non so che idea abbiate degli eroi. Coraggio, incoscienza, generosità, passione, sono caratteri che ben si addicono al protagonista del romanzo Non chiedere perché, di Franco Di Mare. Anzi, lo dichiaro subito, sono i tratti dello stesso autore. Giornalista, volto noto televisivo ma più noto e capace inviato di guerra: ne porta i segni sul corpo, e non solo. Ma è la Bosnia la guerra che gli ha cambiato la vita. Il romanzo, nonostante o proprio per quel titolo, svela invece tutti  i perché a una storia incredibile, impossibile, anche per un intreccio d’avventura, per il più audace film d’azione.  E lascia intuire i perché non detti.

Correva l’anno 1992. Marco De Luca parte con un cargo umanitario diretto a Sarajevo per raccontare al suo tg una città assediata, la guerra civile, la pulizia etnica. Lascia alle spalle una sgretolata storia d’amore, sembra  non aspettare nulla, o il tutto, come il tenente Drogo de Il deserto dei tartari. In Bosnia trova il colpo di coda di un secolo di orrori, e un’impresa più che rischiosa. E’ l’unico italiano, ed è un giornalista che ama le scarpe bucate, non si accontenta di rimediare un servizio incollando notizie d’agenzia. Gli interessa la gente che tenacemente continua a vivere, va in cerca di facce e di storie, ben più toccanti dei bollettini diplomatici o dei dispacci delle truppe in campo.

Così, visitando un orfanotrofio appena colpito da una granata, incontra gli occhi ridenti di Malina. Dieci mesi, piccola zingara bruna tra biondissimi compagni di solitudine. Basta una manina sul collo di quell’uomo con l’elmetto, il tentativo capriccioso di un pianto e Marco ha deciso che sarà sua figlia, che la porterà via. Sa che i bambini sono destinati a una mèta sicura, su un treno che li condurrà in Germania entro pochi giorni. Tenta l’assurdo e ci riesce: ottiene i documenti di affido, riesce a nascondere la piccola nella sua stanza cadente all’Holiday Inn, fugge in modo rocambolesco proteggendola in un abbraccio sotto il giubbotto antiproiettile, verso l’aeroporto mitragliato dai cecchini.



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