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GIORNALI/ Ora a Wikileaks non resta che far fuori la giustizia dei pm

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Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange (Ansa)  Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange (Ansa)

Dopo Wikileaks il sistema di acquisizione e divulgazione delle notizie, come pure quello di formazione del consenso e di maturazione dell’opinione pubblica, non sono più gli stessi. Lo si può facilmente dedurre dai recenti accadimenti internazionali (crisi dei regimi della Tunisia e dell’Egitto) e nazionali (contestazione delle scelte della politica estera del governo italiano e critica della condotta morale del Presidente del Consiglio), ai quali ha certamente concorso l’inarrestabile diffusione telematica non autorizzata dei documenti coperti da segreto. Si tratta di un dato di fatto, la cui mancata considerazione falsa e sfasa i termini dell’attuale dibattito sull’effettiva salvaguardia delle garanzie costituzionali tradizionalmente riservate ai singoli cittadini e ai titolari delle cariche istituzionali.

 

Qual è, dunque, la principale novità inaugurata soprattutto da Wikileaks? Essa consiste nell’avere liberato in via di fatto l’accesso ai documenti dai vincoli personali, spaziali, temporali, funzionali e istituzionali predisposti dagli ordinamenti dei singoli stati a tutela delle situazioni coinvolte. L’eliminazione materiale del segreto variamente apposto ai documenti riservati, pertanto, ha reso la relativa divulgazione libera, gratuita, generale e reiterabile.

L’innovazione ha prodotto un duplice effetto, incidente sia sulla tradizionale caratterizzazione del diritto d’informazione (nella duplice configurazione del diritto d’informarsi e del diritto d’informare), sia sulla stabilità del rapporto governanti-governati proprio dei singoli sistemi politici.

 

Quanto alla libertà d’informazione, l’indiscriminata e inarrestabile rimozione materiale del segreto si è anzitutto risolta in un’equivoca estensione della cosiddetta «libertà d’informarsi», consistente nella libertà di acquisire conoscenze. D’improvviso e - verrebbe da dire - loro malgrado, i cittadini si sono trovati nelle condizioni di potere assumere notizie e documenti riguardanti non già la propria sfera personale, bensì l’area d’interesse pubblico concernente l’attività di governo in senso lato. Innovazione, questa, doppiamente insidiosa e dubbia: da un lato, l’alluvionale e caotica moltiplicazione delle fonti di conoscenza non costituisce, di per sé, garanzia di libera e corretta informazione, potendosi paradossalmente risolvere nel mancato recepimento, anziché nel reperimento, di notizie significative; dall’altro il libero accesso ai documenti riservati, in assenza di un’adeguata capacità d’interpretazione e comprensione da parte dell’utente, è suscettibile di provocare una lettura degli stessi fuorviante, distorsiva, avulsa dal contesto di riferimento e, dunque, insignificante (in quanto incapace di cogliere il «senso» dei dati conoscitivi messi a disposizione)?



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COMMENTI
24/02/2011 - Meglio il Grande Inquisitore? (Andrea Mari)

Sull'opportunitá o meno di intercettare e svelare certi documenti riservati si puó e si deve discutere. Tuttavia, affermare addirittura che Wikileaks diminuisca la libertá di informazione e di informare, mi sembra una forzatura ed una mancanza di stima nella capacitá critica di chi legge i giornali. Se uno non é in grado di interpretare questi documenti, oppure é confuso dalla loro mole, puó sempre evitare di leggerli, salvaguardando in questo modo la sua libertá "pericolosamente minacciata".