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GIORNALI/ Ora a Wikileaks non resta che far fuori la giustizia dei pm

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Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange (Ansa)  Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange (Ansa)

Un esempio può significare quanto evidenziato. Si immagini quale tipo di reazione politica e sociale si sarebbe potuta verificare in Italia negli anni della guerra fredda, nel caso ipotetico in cui fossero stati divulgati documenti dell’ambasciata americana attestanti il sistematico finanziamento del Pci da parte dell’Unione Sovietica. Prima ancora di contestarne l’affidabilità e la credibilità, la relativa notizia sarebbe stata verosimilmente contestualizzata, nel senso che ne sarebbero state spiegate le eventuali ragioni alla luce delle leggi della realpolitik e della contrapposizione geopolitica in atto; di conseguenza, privata della destabilizzante carica umorale sottesa, l’informazione sarebbe stata resa comprensibile e giustificabile, sino a far considerare la relativa divulgazione come sospetta, se non proprio espressiva di una colpevole provocazione (per usare la terminologia dell’epoca).

 

Nell’attuale contesto, per contro, i documenti divulgati da Wikileaks non hanno trovato una pari capacità di reazione e razionalizzazione; per molti versi, anzi, l’opinione pubblica è stata lasciata nelle condizioni di assimilare il relativo contenuto indipendentemente dalla valutazione della loro provenienza e della loro credibilità. Come nel caso della pornografia, in cui l’atto sessuale è documentato nella sua crudezza materiale a prescindere dal contesto relazionale di cui è espressione, anche nel caso di specie un contenuto altamente emozionale è stato offerto alla visione dell’opinione pubblica, indipendentemente dalla capacità e possibilità di valutare la complessità dei significati coinvolti.

 

Gli stessi mass-media, innanzi al disorientamento generale, hanno preferibilmente assecondato l’ondata emotiva suscitata dalla lettura dei documenti divulgati, anziché offrire gli strumenti di necessaria decifrazione e comprensione. Di rimando anche i partiti politici e le relative fondazioni culturali hanno rubricato e giudicato le novità divulgate sulla scorta dei prevedibili schemi di feroce bipolarismo in corso, senza aggiungere alcun significativo apporto conoscitivo.

 

C’è poi un secondo profilo d’incidenza esercitato dalla divulgazione senza limiti dei documenti riservati. Esso concerne il sistema democratico nei suoi presupposti fondanti e riguarda l’inscindibile legame fra democrazia e opinione pubblica; legame che presuppone che quest’ultima sia adeguatamente formata e informata, al fine di rendere effettivo l’esercizio dei diritti politici e della sovranità popolare. Orbene, a destabilizzare il rapporto fra governanti e governati concorre anche il caso della possibile errata valutazione dei dati conoscitivi posti a disposizione degli elettori, provocata da un eccesso di notizie difficilmente decifrabili e valutabili razionalmente.



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COMMENTI
24/02/2011 - Meglio il Grande Inquisitore? (Andrea Mari)

Sull'opportunitá o meno di intercettare e svelare certi documenti riservati si puó e si deve discutere. Tuttavia, affermare addirittura che Wikileaks diminuisca la libertá di informazione e di informare, mi sembra una forzatura ed una mancanza di stima nella capacitá critica di chi legge i giornali. Se uno non é in grado di interpretare questi documenti, oppure é confuso dalla loro mole, puó sempre evitare di leggerli, salvaguardando in questo modo la sua libertá "pericolosamente minacciata".