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150 ANNI/ Galli della Loggia: gli italiani hanno riscoperto l'unità, ma non sanno dove trovarla

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Giorgio Napolitano il 20 settembre 2010 a Porta Pia (Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano il 20 settembre 2010 a Porta Pia (Imagoeconomica)

Penso che in un paese normale dovrebbe essere una decisione ovvia e dettata dal senso comune quella di festeggiare i 150 anni dell’unità. Ma in Italia le cose non vanno come nei paesi normali. C’è un partito, la Lega, che ha come suo punto fermo l’idea che l’unità d’Italia è stata la disgrazia peggiore che potesse capitare all’Italia settentrionale. È un’autentica sciocchezza, ma siccome è un partito votato dal 10 percento degli italiani e siamo un paese democratico che riconosce a ciascuno il diritto di pensarla come vuole, può legittimamente sostenerlo. E farlo valere in tutte le sedi politiche in cui pesa la forza che le viene dal suo 10 percento.

 

Ilvo Diamanti, su Repubblica, ha detto che è anche grazie al secessionismo della Lega «anni ’90» che il paese ha recuperato un sentimento unitario. È d’accordo?

 

Sì, è una lettura credibile. Spesso quando uno vede attaccata una cosa, pensa con molta più attenzione al rischio di perderla, e capisce se quella cosa è importante o no per lui.

 

Al contrario, non potrebbe essere l’elemento particolarista - il campanile, l’arte di arrangiarsi - a segnare nel profondo il popolo italiano? E dunque che il vero fattore identitario non sia quello unitario ma quello localistico, ben interpretato, infine, proprio dalla Lega?

 

Io penso che l’attaccamento alla patria locale e a quella nazionale si possano conciliare perfettamente. Ognuno di noi appartiene nello stesso tempo a molte identità: ci sono molti aspetti diversi dell’animo umano e ogni identità ne copre alcuni. Si può benissimo essere insieme cattolici e italiani, proprio come si può essere lombardi e italiani, cattolici e tifosi del Milan. Ogni persona, proprio perché siamo una molteplicità di cose, è in grado di avere una molteplicità di appartenenze.

 

Renan diceva che la nazione è il plebiscito di tutti i giorni. Il plebiscito che si celebra ogni giorno in Italia invece è quello pro o contro Berlusconi.



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COMMENTI
24/02/2011 - In margine all'intervista a Galli della Loggia (Massimo Macciò)

Sono completamente d'accordo con quanto ha scritto Franco Labella. Aggiungo che, a mio parere, la peraltro abortita introduzione dell'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione", mai effettuato e mai effettuabile (da chi? da docenti che mai hanno dovuto spendere un'ora sul diritto costituzionale?) nella realtà, non è neutra ma, nelle maldestre intenzioni dei promotori della riforma, sarebbe dovuta servire per trasformare lo studio critico e consapevole del testo costituzionale in un "catechismo" amorfo (e, quindi, riempibile con qualsiasi contenuto) da accettare senza discutere. Il che è l'esatto contrario di ciò che la scuola dovrebbe insegnare. Ma anche l'ignoranza non è mai neutra: il che – in un momento in cui la Costituzione è sistematicamente schiacciata sotto i piedi – dovrebbe far felice chi ha deciso l'eliminazione dello studio del diritto dalle scuole italiane.

 
24/02/2011 - E se si fosse un museo del Popolo Italiano? (Collina Andrea)

Un po' "misera" la proposta del prof. Galli della Loggia su un museo per la memoria nazionale. Anche perché dovremmo metterci d'accordo sulla memoria di chi costruire questo museo. Di musei agiografici del Risorgimento già ce ne sono tanti. Di ricostruzioni storiche del processo di unificazione anche. Musei pieni di documenti e proclami, talmente lontani dalla verità storica e talmente noiosi che il popolo italiano letteralmente "se ne frega". Non sarebbe più interessante e fedele ad un'adeguata ricostruzione storica, parlare delle uniche cose vere che si possono dire del popolo italiano? 1) Che il popolo italiano era unito prima della sua unità politica; 2) che l'idea di unità politica dell'italia affonda le sue radici nel medioevo cristiano (vedi Dante) ancor prima che il nazionalismo potesse essere concepito; 3) che l'idea stessa di nazione nasce dalla profonda unità dei popoli medievali; 4) che il desiderio di unità politica era nato non contro "gli stranieri", ma da intenti meno "bellicosi", ma quasi squisitamente economici e culturali; 5) che il primo movimento risorgimentale era quasi totalmente federalista e cattolico; 6) che l'unità d'italia con la spada sabauda fu un tradimento delle orginarie aspirazioni risorgimentali; 7) che il risorgimento, lotta contro lo straniero, non era un idea di popolo, ma di una stretta minoranza legata ad interessi stranieri (inglesi e francesi); 8) che, essendo fatta contro il popolo, contro l'unità politica insorserso molti popoli.

 
24/02/2011 - Una domanda pubblica al prof. Galli della Loggia (Franco Labella)

Galli Della Loggia, in un punto della sua intervista, afferma: "Spesso quando uno vede attaccata una cosa, pensa con molta più attenzione al rischio di perderla, e capisce se quella cosa è importante o no per lui". Posso allora chiedere pubblicamente attraverso il Sussidiario al professor Galli della Loggia (che ne ha scritto sul Corriere un anno fa) cosa pensa della proposta relativa a "Cittadinanza e Costituzione", la materia che non c'è? Ho proposto al Ministro Gelmini di presentare, il 17 marzo magari in un Consiglio dei Ministri straordinario, un disegno di legge che istituisca la disciplina autonoma con valutazione autonoma "Cittadinanza e Costituzione". In tema di festa sarebbe, a parere del Coordinamento, un bel regalo ai cittadini studenti italiani. Galli della Loggia era convinto, nel suo articolo critico, che la disciplina ed il voto relativo esistessero già ma così non è. Alla luce di recenti ricerche (Proteo Fare Sapere et al.) che hanno dimostrato la spaventosa ignoranza in materia di Costituzione degli studenti italiani (ahimè non soli come dimostrò il famoso filmato delle IENE a deputati e senatori) Galli della Loggia è ancora convinto che "Cittadinanza e Costituzione" non serva? Posso chiedere il suo autorevole parere su quanto ho proposto? Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia