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150 ANNI/ Galli della Loggia: gli italiani hanno riscoperto l'unità, ma non sanno dove trovarla

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Giorgio Napolitano il 20 settembre 2010 a Porta Pia (Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano il 20 settembre 2010 a Porta Pia (Imagoeconomica)

Se lei vuol dire che in Italia, in certe circostanze - e quella che stiamo vivendo è una di queste - lo scontro politico ha offuscato l’appartenenza nazionale, sono d’accordo. Ma questo è all’origine della nostra storia, perché lo scontro politico tra laici e cattolici sull’esistenza dello stato della Chiesa ha determinato una crisi al momento stesso della nascita della nazione e del formarsi della sua identità. Una parte del paese non si è sentita politicamente italiana, lasciamo perdere se a torto o a ragione, e questo ha prodotto fin dall’inizio il sovrapporsi di politica e nazione. Anche in seguito, spesso, nella lotta politica italiana ci si è scambiati l’accusa di essere contro l’Italia, di essere antinazionali; mettendo insieme due cose che dovrebbero essere completamente separate, perché un conto è pensarla in un modo, un conto essere o non essere italiani.

 

Molti commentatori laici hanno sottolineato che oggi è la Chiesa a promuovere il senso dell’unità nazionale in un paese diviso dallo scontro: lo fa il cardinale Bagnasco, quando indica nel vincolo religioso il vero sostrato identitario. Lei che ne pensa?

 

La Chiesa - non dico i cattolici, che richiederebbero un discorso molto più complesso - è passata dal rifiuto dello stato nazionale alla sua lenta accettazione e ai Patti lateranensi, per arrivare infine ad una totale identificazione con esso. Da questo punto di vista la sua evoluzione culturale è netta e i cattolici sono diventati quella parte della popolazione più schierata a favore della conservazione dell’unità nazionale.

 

La scomparsa dei partiti di massa cos’ha cambiato nel nostro sentimento unitario?

 

Tra la riscoperta del senso dell’unità nazionale e il declino dei partiti di massa e delle ideologie forti c’è sicuramente una relazione. Poiché quei partiti destavano un forte senso di appartenenza, occupando uno spazio privilegiato nella psicologia e nell’animo delle persone, il fatto che siano venuti meno ha lasciato libero, dentro la testa e il cuore degli italiani, lo spazio per un’altra appartenenza non ideologica.

 

Non potremmo essere in una fase di transizione, in cui l’unità è un significato da ripensare?

 

Sì. Non si vede ancora bene dove porti questo ripensamento, ma potremmo definirlo così.

 

In Italia l’idea di nazione, nella sua forma risorgimentale, è morta nel 1943, avendo il fascismo preteso di essere la realizzazione autentica del risorgimento. Ma allora, se l’unità non può più essere centrata sul mito risorgimentale...



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COMMENTI
24/02/2011 - In margine all'intervista a Galli della Loggia (Massimo Macciò)

Sono completamente d'accordo con quanto ha scritto Franco Labella. Aggiungo che, a mio parere, la peraltro abortita introduzione dell'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione", mai effettuato e mai effettuabile (da chi? da docenti che mai hanno dovuto spendere un'ora sul diritto costituzionale?) nella realtà, non è neutra ma, nelle maldestre intenzioni dei promotori della riforma, sarebbe dovuta servire per trasformare lo studio critico e consapevole del testo costituzionale in un "catechismo" amorfo (e, quindi, riempibile con qualsiasi contenuto) da accettare senza discutere. Il che è l'esatto contrario di ciò che la scuola dovrebbe insegnare. Ma anche l'ignoranza non è mai neutra: il che – in un momento in cui la Costituzione è sistematicamente schiacciata sotto i piedi – dovrebbe far felice chi ha deciso l'eliminazione dello studio del diritto dalle scuole italiane.

 
24/02/2011 - E se si fosse un museo del Popolo Italiano? (Collina Andrea)

Un po' "misera" la proposta del prof. Galli della Loggia su un museo per la memoria nazionale. Anche perché dovremmo metterci d'accordo sulla memoria di chi costruire questo museo. Di musei agiografici del Risorgimento già ce ne sono tanti. Di ricostruzioni storiche del processo di unificazione anche. Musei pieni di documenti e proclami, talmente lontani dalla verità storica e talmente noiosi che il popolo italiano letteralmente "se ne frega". Non sarebbe più interessante e fedele ad un'adeguata ricostruzione storica, parlare delle uniche cose vere che si possono dire del popolo italiano? 1) Che il popolo italiano era unito prima della sua unità politica; 2) che l'idea di unità politica dell'italia affonda le sue radici nel medioevo cristiano (vedi Dante) ancor prima che il nazionalismo potesse essere concepito; 3) che l'idea stessa di nazione nasce dalla profonda unità dei popoli medievali; 4) che il desiderio di unità politica era nato non contro "gli stranieri", ma da intenti meno "bellicosi", ma quasi squisitamente economici e culturali; 5) che il primo movimento risorgimentale era quasi totalmente federalista e cattolico; 6) che l'unità d'italia con la spada sabauda fu un tradimento delle orginarie aspirazioni risorgimentali; 7) che il risorgimento, lotta contro lo straniero, non era un idea di popolo, ma di una stretta minoranza legata ad interessi stranieri (inglesi e francesi); 8) che, essendo fatta contro il popolo, contro l'unità politica insorserso molti popoli.

 
24/02/2011 - Una domanda pubblica al prof. Galli della Loggia (Franco Labella)

Galli Della Loggia, in un punto della sua intervista, afferma: "Spesso quando uno vede attaccata una cosa, pensa con molta più attenzione al rischio di perderla, e capisce se quella cosa è importante o no per lui". Posso allora chiedere pubblicamente attraverso il Sussidiario al professor Galli della Loggia (che ne ha scritto sul Corriere un anno fa) cosa pensa della proposta relativa a "Cittadinanza e Costituzione", la materia che non c'è? Ho proposto al Ministro Gelmini di presentare, il 17 marzo magari in un Consiglio dei Ministri straordinario, un disegno di legge che istituisca la disciplina autonoma con valutazione autonoma "Cittadinanza e Costituzione". In tema di festa sarebbe, a parere del Coordinamento, un bel regalo ai cittadini studenti italiani. Galli della Loggia era convinto, nel suo articolo critico, che la disciplina ed il voto relativo esistessero già ma così non è. Alla luce di recenti ricerche (Proteo Fare Sapere et al.) che hanno dimostrato la spaventosa ignoranza in materia di Costituzione degli studenti italiani (ahimè non soli come dimostrò il famoso filmato delle IENE a deputati e senatori) Galli della Loggia è ancora convinto che "Cittadinanza e Costituzione" non serva? Posso chiedere il suo autorevole parere su quanto ho proposto? Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia